ASIMMETRIE, DIALOGHI E G7

ASIMMETRIE, DIALOGHI E G7

In un mondo caratterizzato dalla “terza guerra mondiale a capitoli” il nostro approccio lineare si rivela sempre più inadeguato e dannoso. Le agende dei leader del mondo (nei summit globalizzati, G7 e G20) pagano il prezzo dell’insistenza sul pensiero lineare mentre, come la realtà mostra, la complessità aumenta e rischia di travolgerci.

Troppo poco riflettiamo, e conseguentemente agiamo, sulle cause che provocano scelte che definiamo “populiste”. Il disagio aumenta, e con essa la voglia di “exit”, il “disumano”, il male banale e asimmetrico (San Pietroburgo è l’ennesima riprova); in tutto questo, mentre gli equilibri geopolitici cambiano sempre più velocemente e radicalmente (e si esasperano regimi autoritari dal sapore totalitario, come la Corea del Nord), il pensiero e la decisione politica sembrano rimaste aggrappate a un ‘900 che non c’è più.

Svetta, a livello planetario, la figura di Papa Francesco che, nella testimonianza continua a favore della vita e di un ritorno alla realtà, ci richiama a una responsabilità che è, anzitutto, di comprensione di ciò che accade, di dialogo profondo, di mediazione, di progettualità.

Rifiutiamo la parte peggiore di ciò che ci gira intorno e, troppo lentamente, guardiamo alla necessità di una globalizzazione equa e inclusiva. Nessuno vuole portare indietro le lancette della storia ma, forse, le stesse vanno meglio sincronizzate sulla realtà di ciò che stiamo diventando. 

 

Di Marco Emanuele

Docente dell’Università degli Studi Link Campus University