Brasile, uno dei Paesi emergenti al voto per il nuovo presidente 

Il 5 ottobre scorso in Brasile gli abitanti sono stati chiamati al voto per eleggere il loro nuovo presidente. Al primo turno, la presidente Dilma Rousseff ha preso il 42% dei voti. Il prossimo 26 ottobre, quando si terrà il secondo turno, Rousseff andrà al ballottaggio con il candidato della destra Aécio Neves, che ha ottenuto il 34% dei voti. Grande sorpresa, invece, per la candidata ecologista Marina Silva che solo 15 giorni fa era data al primo posto dai sondaggi.

 

Nelle sue prime dichiarazioni, Rousseff si è rivolta ai propri elettori, dichiarando: “Hanno rigettato il fantasma della disoccupazione e della recessione”. “Ho capito il messaggio che viene dalla strada – ha poi aggiunto Rousseff – I brasiliani vogliono che velocizziamo il processo di avanzamento che stiamo portando avanti nel Paese”.

Nelle parole di Rousseff si registra il timore per una riconferma che non è affatto semplice. Ago della bilancia sarà Marina Silva che, però, come già 4 anni fa potrebbe decidere di non dare indicazioni al proprio elettorato. La partita è aperta, soprattutto perché i brasiliani continuano a chiedere discontinuità. Nonostante ciò, però, hanno ridato fiducia a Dilma Rousseff, almeno per il momento. 

Con quelle in Brasile, si è inaugurato il giro di sfide elettorali che in ottobre interessano l’America Latina: Brasile (il 5 e il 26), Bolivia (il 12) e Uruguay (il 26). Elezioni su cui il mondo tiene gli occhi puntati perché, ad esempio nel caso del Brasile, il risultato avrà un impatto anche al di là della frontiera a cominciare dal rafforzamento dell’alleanza tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, i cosiddetti BRICS, per la costruzione di un mondo multi-polare.

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