Circolo per la ricerca filosofica “Alla riscoperta del pensiero occidentale”

All’interno dell’Università degli Studi Link Campus University è stato costituito un Circolo per la Ricerca filosofica. L’iniziativa è stata assunta da un gruppo di personalità della Link Campus University, tra dirigenti, docenti e ricercatori, e si rivolge innanzitutto al proprio interno, ma cerca di aprire spazi inediti al dibattito pubblico sul tema della necessità della ricerca filosofica quale fondamento necessario per l’unità sostanziale del sapere, e come orizzonte di senso per ogni conoscenza, e per ogni professione, perfino per quelle che sembrano le più distanti dal pensiero filosofico. Il fine è quello di contribuire alla creazione di un pensiero critico e mai dogmatico, che aiuti gli studenti e i docenti della Link Campus University nella loro attività didattica quotidiana, e che si proietti all’esterno come modello di riferimento per l’intero dibattito pubblico sul senso e sul destino dell’apprendimento universitario.

Qui di seguito il Manifesto elaborato presso la Link Campus University. Esso non vuole essere né esaustivo, né dogmatico, ma si apre al contributo di tutti. E definisce alcune linee tendenziali sulle quali il Circolo intende muoversi. A cominciare dalla organizzazione di una serie di seminari centrati su alcune Parole decisive del vocabolario filosofico: da Potere a Memoria, da Conoscenza a Complessità, da Natura a Tempo. Per ogni Parola e per ogni seminario, sarà individuata una precisa personalità del mondo filosofico, nazionale e internazionale, che terrà presso Link Campus University un incontro aperto al contributo di ciascuno. Il clima degli incontri sarà “socratico”, dialogico, conviviale, proprio come deve e sa essere la filosofia. Sono infine previsti ulteriori approfondimenti per ciascun tema particolare e la pubblicazione degli Atti in una specifica collana presso la Casa Editrice Eurilink.

 

Il Manifesto

L’uomo del nostro tempo vive una condizione che è, insieme, integrante e disintegrante

Il “pensiero occidentale”, le cui origini risalgono alla Grecia e al Mediterraneo del VI e V secolo avanti Cristo, si è pressoché diffuso in ogni angolo del pianeta e in esso, che ne siamo consapevoli o meno, si muove il nostro vivere quotidiano. Anche contesti che immaginiamo appartenere alla parte “non occidentale” del mondo (si pensi a Cina e India) hanno acquisito, nelle forme politico–istituzionali e nell’organizzazione economica,  le caratteristiche del “pensiero occidentale”. È la dimostrazione che la parte egemone della Ragione occidentale, quella strumentale, colta da Max Weber e quella tecnologica e tecnocratica, di origine positivistica,  hanno aggredito ogni parte del Pianeta, trasformandosi in “pensiero unico dominante”.

Tale pensiero rischia di smarrire la propria “anima” originaria, peraltro approfondita nel corso dei secoli dalle varie scuole filosofiche. Il “pensiero occidentale” sembra accantonare, in tal modo, le ragioni dell’Umanesimo, quasi ponendo a fondamento della propria giustificazione le ragioni della tecnica. Il pensiero occidentale non è che la ricerca costante e consapevole del fondamento di ogni sapere, nell’originaria costituzione unitaria, e di ogni agire, orientato al senso. Il fondamento è la filosofia prima e rigorosa, che ha la missione di ricostruire l’unità del sapere, frantumato, spezzato, fratturato dal dominio planetario della Tecnica. L’agire orientato al senso vuol dire indirizzare, immer wieder, sempre di nuovo, verso il bene dell’umanità, nella sua interezza e integralità, ogni forma di progresso. L’assurda contrapposizione tra le scienze filosofiche e umane, da un lato, e le scienze fisiche e la tecnica, dall’altro, ha generato il mostro culturale per cui ogni progresso produce profitto e va nella direzione del profitto.

Qualora quest’ultimo non vi fosse, l’idea stessa di progresso ne verrebbe meno. Invece, occorre ripensare il rapporto tra progresso e umanità, perfino alla luce della memoria storica, che ci riporta al senso e al significato originario, delle parole, come dei concetti. Il pensiero occidentale ha costruito l’Universitas Rerum, come insieme di conoscenze orientate a ciò che è bene per l’uomo, e le ha sottratte al dominio economicista del profitto. Universitas Rerum e Studia Humanitatis rappresentarono il grande sogno degli Umanisti, prima che Cartesio, Francesco Bacone e Galileo, e insieme con loro, l’obiettivismo scientista moderno, spezzassero il sapere, disciplinandolo per poterlo controllare meglio. Ma controllare il sapere disciplinato e frantumato significa controllare la società – come ha ampiamente scoperto Michel Foucault – costruendo l’ideologia delle istituzioni totali e dei saperi parcellizzati. Non possiamo più aver timore di essere anacronistici, anzi accettiamo la sfida del XXI secolo, che ci consegna l’immane compito della costruzione di una nuova umanità, nell’ambito di un ritrovato Umanesimo e della missione della costituzione dell’unità sostanziale del sapere.  

Questo “Circolo per la ricerca filosofica” vuole porre al centro delle proprie attività il valore della Conoscenza, dell’Umanesimo, della Complessità, dell’Immaginazione , riportando il “pensiero occidentale”, nel tempo storico dato, a riappropriarsi della sua missione per tornare alla “realtà originaria”  del “mondo della vita”.

Questo  “Circolo” nasce all’interno di una Università, la Link Campus University, che vuole innovare profondamente la didattica, ricostruendo un ambiente di comunità fra tutte le sue componenti (in particolare, studenti e docenti). L’Università, infatti, è il luogo nel quale reintegrare i saperi, spinti dal rinnovato Umanesimo e dall’unità sostanziale della Conoscenza, nel quale far rivivere l’interesse dei giovani per la creatività, formando specialisti con visioni aperte e globali, capaci di innovazione e non schiavi delle proprie competenze particolari.