Cortocircuiti di memoria

Comprensibilmente celata tra le urgenze militari e mediatiche relative alla “terza guerra mondiale a pezzi” attualmente in corso, è sfuggita ai più una notizia riguardante la memoria della seconda.

Il ridente paesino di Engelsbrand – poco più di 4000 abitanti, regione del Baden-Wurttenberg – ha da pochi giorni insignito con una medaglia d’oro il novantaquattrenne ex sergente Wilhelm Kusterer, poiché, recita il testo dell’onorificenza, ha reso “grandi servigi al suo comune di origine”, di cui è “cittadino attivo e onorevole”.

Una conoscenza approfondita della storiografia più aggiornata relativa ai crimini commessi dalle forze armate tedesche in Italia tra il 1943 e il 1945 – si pensi soprattutto a Lutz Klinkhammer, Stragi naziste in Italia (1997), Luca Baldissara  – Paolo Pezzino, Il massacro (2009) e Carlo Gentile, I crimini di guerra tedeschi in Italia (2015) – consente di mettere pienamente a fuoco quali siano i “grandi servigi” resi alla comunità dall’arzillo vecchietto: nel suo curriculum vitae, infatti, brilla soprattutto il coinvolgimento nella strage di Monte Sole (29 settembre – 6 ottobre 1944), presso Bologna, 770 vittime, la più grave mattanza di civili compiuta dalle forze tedesche in Europa occidentale.

Peraltro, dopo la scoperta, nel 1994, del cosiddetto “armadio della vergogna” – ovvero dei 695 fascicoli relativi alle stragi naziste in Italia, occultate presso la sede della procura generale militare di Palazzo Cesi tramite l’assurdo giuridico dell’“archiviazione provvisoria” – Kusterer ha messo all’attivo anche due condanne all’ergastolo (in contumacia). In questo senso, i processi seguiti alla scoperta dei fascicoli – a carico suo e di un’altra quindicina di responsabili ancora in vita – istruiti dalla competente procura militare di La Spezia allora guidata dall’attuale procuratore militare di Roma Marco De Paolis, si sono conclusi nel 2008 con la condanna al carcere a vita. Più nel dettaglio, le parole della sentenza relativa all’eccidio di Monte Sole sono pietre: quel massacro “fu freddamente pianificato a tavolino, sulla base della arbitraria e ingiusta equiparazione tra civili e partigiani”, e  “non di rappresaglia” si trattò, “quanto di un feroce e premeditato atto di guerra teso alla bonifica del territorio da qualsivoglia abitante”.

È singolare, ma forse non stupisce neppure troppo, che mentre la storiografia ha ormai formulato conclusioni indiscutibili su quegli eventi del 1944, mentre la cinematografia ne ha dato tragica ma lieve rappresentazione (Giorgio Diritti, L’uomo che verrà, 2009), mentre il Parlamento italiano ha preso la decisione di mettere on-line (https://archivio.camera.it/desecretazione-atti/commissione-parlamentare-inchiesta-sui-crimini-nazifascisti-leg-XIV/list) una parte dei fascicoli dell’armadio della vergogna, l’amministrazione di Engelsbrand sia riuscita a produrre una tale aberrazione.

La ferita non riguarda solo i pochi e anziani sopravvissuti di Monte Sole, ai quali forse sembrerà d’essere ricacciati entro l’incubo che per settant’anni ne ha segnato le vite. Riguarda la memoria d’Europa, il sonno della memoria e i mostri che – generati da tempo – stanno percorrendo le vie del continente facendo proseliti.

 

Alberto Guasco