Dati spaziali e Big GIM: un incontro alla Link Campus University

Chi è sobbalzato sulla sedia dopo aver visto il concetto di dato spaziale accostato ad uno dei più famosi giocattoli della Mattel può tranquillizzarsi, anche perché probabilmente non si è accorto che è GIM e non Jim. GIM è l’acronimo di Geographic Information Manager, amichevolmente chiamato big-gim, ed è una nuova figura professionale che si sta delineando nel settore della gestione dei dati spaziali. L’esigenza di tale figura nasce dalla consapevolezza degli addetti ai lavori, primo fra tutti Sergio Farruggia, di “incrementare il livello di qualità e competenza tecnica all’interno del network che costruisce una comunità intelligente, nei riguardi delle tematiche legate alla capacità di fruire dei dati territoriali (spatial enablement), sia intesa rispetto alla disponibilità di queste informazioni, sia come abilità conseguite per il loro sfruttamento”. Detto così, però, ciò di cui si dovrebbe occupare un GIM risultava ancora fumoso e poco chiaro. Per dettagliare meglio le competenze e gli ambiti, molti geografici, informatici, tecnici, sia del settore della ricerca che della pubblica amministrazione, si sono riuniti all’interno della biblioteca della Link Campus University a Roma durante l’evento appositamente organizzato. Partendo dal Position Paper collaborativo, la cui versione preliminare disponibile sul sito www.big-gim.it è nata dalla confluenza delle risposte date al sondaggio pubblicato su TANTO su quali qualità dovesse avere tale figura, i partecipanti hanno promosso la propria idea di GIM. Presente all’incontro era anche l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), il cui compito è senza dubbio importante, perché è chiamata ad esaminare i contenuti della proposta ed esprimere proprie valutazioni in merito.
Dal mio punto di vista, alcune criticità del profilo GIM 0.1 nascono dal limitare tale figura in ambiti specifici come Smart Cities o PA. Una figura del genere può trovare attuazione ed una sua logica all’interno di scenari, pubblici o privati, in cui il dato geografico, prodotto e/o consumato, assume un ruolo rilevante come fulcro di processi di business o semplicemente di servizio ai cittadini ed alle comunità. Resta assodato comunque che, come evidenziato dalla discussione, consolidare tale figura all’interno della PA, le darebbe anche una connotazione più solida nonché una maggiore chiarezza in termini gerarchici e di responsabilità.
Andando per esclusione, la figura del GIM non andrebbe collocata nella zona di indirizzo, la quale, in genere è un ambito in cui si collocano i politici, né tantomeno solo nella zona tecnica/amministrativa in cui si trovano gli operatori ed i tecnici. Piuttosto è da collocare tra queste due zone, come raccordo tra chi ha poteri di indirizzo e chi mette in pratica le decisioni, vale a dire, in corrispondenza della figura da dirigente (che tra l’altro ha anche una corrispondenza in termini di nome, manager = dirigente). Tale posizionamento rende chiaro non solo cosa dovrebbe fare, ma anche cosa non dovrebbe fare. Di fatti, non essendo un decisore, il GIM non dovrà avere responsabilità diretta nella definizione degli indirizzi, se non come suggeritore e come analista della situazione corrente della comunità. D‘altra parte non dovrebbe avere nemmeno un profilo tecnico, in quanto tale figura andrebbe a limitare le competenze richieste invece per assolvere i compiti attesi. In questo senso, le conoscenze dettagliate di software informatici e tecnologie specifiche non dovrebbero essere un requisito. Per esclusione quindi, il GIM dovrebbe avere una connotazione di analisi dei dati, propositiva in termini di progetti e definizione degli stessi, organizzativa in termine di risorse umane, valutativa.
Un altro punto da approfondire è relativo alla qualità dei dati. A differenza di altre tipologie di dato, quello spaziale è di sua natura molto complesso e richiede molto lavoro per ottenere che sia completo, accurato e consistente. In tal senso, vista la mancanza di figure che possano garantire queste peculiarità all’interno di una qualsiasi governance o azienda, è utile che il GIM sia in grado di validare tali dati in modo tale da renderli fruibili e valuable da parte di terzi. Dati controllati e realmente rappresentativi della realtà, possono essere un valore aggiunto non solo per le attività interne ma anche come fonte di business e per la creazione di ricchezza. In tal senso, come sottolineato durante il seminario, grazie alle loro capacità, potrebbero essere loro stessi promotori di business bloccando, almeno parzialmente, la colonizzazione informatica del nostro paese.

di Luca Paolino