Il simulatore d’incendi boschivi di Castel Volturno. La nuova frontiera della formazione professionale. Antincendio boschivo

Un’innovazione tecnologica realizzata dal Corpo forestale dello Stato per la tutela dell’ambiente

           Per fare innovazione ci vuole un’idea, tecnologie adeguate e tanto, tanto coraggio.

 

LA GENESI DEL PROGETTO FOREST FIRE AREA SIMULATOR

L’incipit al progetto è scaturito dalla volontà dell’Amministrazione di sostenere il processo di revisione dei costi della Pubblica Amministrazione individuando, nel settore degli incendi boschivi, che assorbe ogni anno ingenti risorse finanziarie,un settore con grandi potenzialità di razionalizzazione della spesa e di risparmi. Risorse che potrebbero trovare un impiego più utile e proficuo a sostegno della ripresa economica del paese.

 

QUALE E’ STATA L’IDEA TRAINANTE?

L’analisi svolta aveva evidenziato che il processo di modernizzazione della Pubblica Amministrazione passa necessariamente dalla valorizzazione del suo bene più prezioso: il capitale umano. Quindi se volevamo addestrare bene il personale alla lotta agli incendi boschivi ed alle attività di repressione del fenomeno, dovevamo dargli qualcosa di più di manuali, procedure e mezzi d’intervento. Dovevamo fargli sperimentare come si comportano gli incendi e mostrargli cosa può succedere nel corso di questa attività. Dovevamo prepararli agli imprevisti, a prendere decisioni importanti. Aiutarli a capire cosa significa lavorare in team in condizione di stress, comunicare e fare squadra nelle difficoltà. Dovevamo metterli in grado di comprendere perché e come possono accadere errori di valutazione e come correggere decisioni già prese a fronte di improvvisi cambiamenti.

Perché un incendio boschivo – ogni incendio – è una storia a sé, un esercizio che richiede metodo, disciplina, consapevolezza dei mezzi e delle possibilità…… Dove cooperare bene è vitale, se non si vuole che finisca in tragedia.

Ovvio: per fare questo non si può pensare di addestrare appiccando incendi a destra e manca.

E allora?

Ecco che l’idea prende forma.

Si comprende subito che servono:

  • un modello matematico in grado di descrivere come si propaga in incendio in relazione al contesto fisico e ambientale;
  • strumenti informatici in grado di farlo girare e tradurlo in realtà virtuale, immagini, suoni, movimento all’interno di una palestra digitale che riproduca un territorio reale con tanto di alberi, cespugli, strade, torrenti ….;
  • una serie di ambienti attrezzati come le sale e le centrali operative;
  • un sistema che consenta non solo di simulare focolai, fiamme, ma anche persone, automezzi, elicotteri, canadair , che tracci tutte le chiamate, comunicazioni, richieste….;
  • un sistema di visualizzazione immersiva dove un allievo sperimenti cosa significa essere un Direttore delle Operazioni di spegnimento innanzi ad un fronte di fuoco e al calore che emana;
  • un grande gioco di strategia e tattica, che consenta di inventare e sperimentare sempre nuovi incendi e nuove situazioni, ripercorrendo gli eventi come una macchina del tempo.

Insomma: una cosa mai fatta prima.

Il bello che a ben guardare, la tecnologia per farlo c’è. Basterebbe solo metterla assieme….

CORAGGIO

Però nessuno fino a ieri lo aveva fatto. E ieri l’altro solo a pensarlo ci voleva coraggio:

“Funzionerà per davvero ?”

“Stiamo parlando di fantascienza o di una cosa possibile ?”

“Troveremo qualcuno realmente in grado di ingegnerizzarlo ?”

“Ma come puoi pensare che il Corpo Forestale dello Stato sia capace di realizzare una cosa simile?”

 

Adesso sappiamo che l’idea è diventata progetto, il progetto una gara; e una gara un sistema tecnologico evoluto, una macchina reale, capace di produrre incendi virtuali e formare esperienze, consapevolezza e fiducia.

A farci caso, non è solo una vicenda di innovazione… e molto di più: si tratta di una vera e propria “rivoluzione”.

Perché il FFAS rappresenta non solo un modo nuovo di fare “formazione”, ma un modo completamente diverso.

Un grande e profondo cambiamento.

Un risultato importante non solo per il CFS, ma per tutti coloro che ci hanno aiutato a realizzarlo, perché dimostra cosa siamo capaci di fare noi italiani quando ci crediamo fino in fondo, e che ci deve far riflettere sulla nostra capacità di fare, coniugando conoscenze, competenze e abilità pubbliche e private.

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di Marco Di Fonzo

Renzo Marin