Il voto a Roma. Molte novità, qualche certezza, un dubbio

La tornata elettorale del 5 giugno è densa di notizie interessanti per Roma. La più importante sembra il boom del Movimento 5 stelle e della sua candidata a sindaco Virginia Raggi, che hanno triplicato i voti ottenuti nel 2013. Si tratta di un risultato aspettato, ma non in questi termini di grandezza. Comunque vada il ballottaggio, questi numeri sono destinati a cambiare radicalmente la composizione dell’Assemblea Capitolina rispetto al passato. Una seconda vistosa novità è rappresentata dalla pesante flessione del Partito Democratico, che dal 26,6% del 2013, è passato all’odierno 17,16%. Una percentuale che non risulta compensata dal rafforzamento delle liste civiche collegate a Roberto Giachetti. Sorpresa negativa anche dal fronte del centro-destra, che, oltre a non portare nessun candidato al secondo turno, sperpera anche il 19,2% ottenuto dal Popolo della Libertà nel 2013. Il 6% guadagnato da Fratelli d’Italia rispetto alla precedente tornata, sommato al 4,21% su cui si è attestata oggi Forza Italia e il 2,71% di Noi con Salvini (tutte formazioni che a diverso titolo posso essersi divise le spoglie del PdL) segnala che almeno un 6% di voti è confluito altrove. E, verosimilmente, verso i grillini. Tra le certezze abbiamo, anzitutto, l’ormai basso numero di votanti per una tipologia di elezioni che, complice anche lo strumento delle preferenze, in passato faceva registrare ben altre percentuali. Il 57,19% degli aventi diritto si è presentato ai seggi, indicando un modesto aumento rispetto al 52,81% del dato 2013. I numeri ci dicono, inoltre, che il tentativo di sfondare al centro del Partito Democratico non ha funzionato, così come quello di Fassina&soci di impedire al centro-sinistra di arrivare al ballottaggio. Quest’ultimo risultato suona come una campana a morto per la “sinistra-sinistra” su Roma. Con altrettanta certezza i numeri ci parlano del suicidio del centro-destra, che con un candidato unico sarebbe arrivato comodamente al ballottaggio. Al contrario, le logiche autolesioniste di partito e le dinamiche nazionali hanno condannato quest’area politica alla marginalità in Campidoglio per i prossimi cinque anni. Sempre all’interno di quest’area politica, inoltre, bisogna notare che il progetto di Salvini non ha sfondato. Varcare il Grande raccordo anulare resta ancora difficile per la Lega Nord e le sue propaggini. Infine, un dubbio che nessun sondaggio potrà risolvere fino a domenica 19 giugno. Quale candidato appoggeranno gli elettori di Giorgia Meloni, Alfio Marchini e Stefano Fassina? Per la prima volta gli endorsement più o meno ufficiali dei partiti potrebbero produrre effetti contrari tra il loro elettorato. E allora, Virginia Raggi o Roberto Giachetti?

 

di Gabriele Natalizia

Ricercatore di Scienze Politiche