Massimiliano Dibitonto ci parla del workshop Arduino e Internet of Things

GOPR2394 (1)Diffondiamo l’intervista rilasciata a winningeneration.it da Massimiliano Dibitonto, UX designer ed esperto (e appassionato) di HCI e Natural Interaction. È dottore di ricerca in Ingegneria Informatica e da anni si occupa di progetti in cui la tecnologia è usata per creare nuove modalità di interazione tra uomo e computer come installazioni multimediali, oggetti intelligenti e spazi interattivi. 

Il 13 e il 14 dicembre scorso ha tenuto il workshop “Arduino e Internet of Things” alla Link Campus University.

 

Ci può spiegare in cosa consistono i suoi workshop alla Link Campus University?

Con la Link Campus University abbiamo iniziato da alcuni mesi un progetto ambizioso, offrire dei workshop gratuiti per far avvicinare studenti e non alle tematiche piùinnovative nell’area della comunicazione digitale e della digital fabrication. L’evoluzione tecnologica ma anche l’emergere di nuove pratiche sociali e l’andamento dell’economia mondiale stanno cambiando il rapporto tra uomo e tecnologia, il modo di accedere a contenuti e servizi digitali ma anche i modelli di produzione e distribuzione.

 

I miei workshop si concentrano sul rapporto tra uomo e tecnologia, in particolare sullInternet degli oggetti e su quello che possiamo definire la democratizzazione dellinvenzione.

 

foto_sito_ragazziSiamo circondati, a volte nostro malgrado, da dispositivi elettronici, a volte “intelligenti”,con cui dobbiamo interagire continuamente: smartphone e tablet strabordanti di notifiche, elettrodomestici complessi, automobili ipertecnologiche, dispositivi automatici con le funzioni piùdisparate e mille altri esempi. Tutti questi dispositivi richiedono continuamente la nostra attenzione, a volte in modo piacevole ma il più delle volte in modo fastidioso. L’Internet delle cose ha come corollario un nuovo modo di interagire con la tecnologia nel quale l’utente, con i suoi obiettivi e le sue necessità, èal centro e la tecnologia scompare sullo sfondo tentando di chiedere il minore sforzo di interazione possibile.

 

Durante i workshop insegno agli studenti a progettare ma anche a prototipare le proprie idee utilizzando Arduino, una piattaforma open-source che rende facile creare piccole applicazioni elettroniche a chi non èun tecnico e non vuole diventarlo.

Mi piace parlare di democratizzazione dell’invenzione perchésolo nel momento in cui siamo in grado di capire come funzionano gli oggetti che ci circondano, programmarli, hackerarli e ricostruirli siamo veramente padroni del nostro mondo. In ogni epoca storica c’èun passaggio in cui conoscenze e competenze diventano di pubblico dominio portando a un progresso di tutta la società, pensiamo, ad esempio, alla scrittura, alla diffusione dei saperi scientifici e tecnici, all’informatica. E questo processo non riguarda solamente la componente tecnologica ma, in generale, la capacitàdi creare e di inventare, di progettare insieme soluzioni a problemi comuni, perchéla tecnologia èsempre e solo un mezzo ma il fine dev’essere quello di essere utile all’uomo, con i suoi problemi grandi e piccoli.

 

Qual èstata la risposta delle persone?

La risposta è stata molto positiva, gli studenti che mi danno più soddisfazione sono quelli che iniziano il workshop dicendomi “io di queste cose non capisco niente, è sicuro che riuscirò a programmare un oggetto? a creare qualcosa?”e dopo poco si lasciano prendere dall’entusiasmo della scoperta e all’improvviso si ritrovano a inventare soluzioni, mettere insieme circuiti, programmare e dare un comportamento a oggetti. E di solito non vogliono piùandare via perchéhanno ancora qualche funzione da voler aggiungere al loro prototipo. Nei due giorni di workshop gli studenti assorbono molto ma, soprattutto, cresce in loro la curiositàdi saperne di più, di capire come i nuovi scenari che si trovano di fronte possano integrarsi nel loro studio, nel lavoro ma anche nelle loro passioni personali.

 

La sua collaborazione con il DASIC continuerànei prossimi mesi, ci puòanticipare qualcosa?

I risultati raccolti finora sono stati positivi e continuerò la collaborazione con il DASIC in particolare nella ricerca sui temi dell’interazione tra uomo e computer e sulle implicazioni delle nuove tecnologie di digital fabrication.

 

Quale dovrebbe essere il ruolo delle Università sul tema innovazione?
L’Università dovrebbe essere, e fortunatamente spesso è, il luogo dove si fa innovazione, in cui i parte dalle conoscenze presenti per capire e immaginare come sarà il futuro. L’Universitàdeve essere in grado di cogliere i cambiamenti prima ancora che inizino a manifestarsi e, in modo lungimirante ma anche con audacia, formare i propri talenti affinchésiano in grado non solo di affrontare ma di guidare il cambiamento, facendosi portatori di conoscenza, innovazione e creativitànei luoghi dove si troveranno a operare e a costruire la loro vita, lavorativa e non.

 

Link Campus University ha creato il progetto The New Winning Generation per aggregare talenti e idee. Ènato dalla Rete e
ora deve effettuare il passo successivo. Qual
èil consiglio che si sente di dare?

foto_sito_ragazzi2La rete è spesso uno specchio fedele di quanto avviene nella società e aiuta a far emergere storie, a far incontrare persone e a far nascere nuove idee. Ma queste idee per portare innovazione devo ritornare nella societàe materializzarsi sul piano “fisico”, creando un circolo virtuoso di innovazione, creativitàe talenti che si incontrano.

 

Idee, tenacia, professionalitàe creatività. Sono questi gli elementi del DNA The New Winning Generation. Se potesse, quale elemento aggiungerebbe?
Passione. La passione ti dà la forza andare avanti per raggiungere i tuoi obiettivi e, soprattutto, è quella che accende negli altri l’entusiamo e che fa si che altre persone inizino a condividere il tuo progetto, affascinati non solo dall’idea ma anche dall’energia e dalla convinzione con cui la porti avanti.