La Pasqua più lunga di Papa Francesco: dai luoghi del terremoto a quelli del sisma geopolitico che inghiotte la cristianità mediorientale

“Lazzaro vieni fuori!”: la Pasqua più lunga di Francesco è cominciata sulla Via Emilia, con due domeniche di anticipo e si concluderà sulle rive del Nilo, con due settimane di ritardo.

Dalle pieghe del Vangelo alle piaghe dei terremoti, geofisici e geopolitici, che in lui vestono un ruolo di cornice, indice, “Passione” e dimensione globalizzata dell’umanità dei nostri giorni. Senza stabilità, senza certezze.

papa francesco pasquaUn sisma che non ha esitato a fargli sentire la sua scossa, in crescendo e in tempo reale, tra Damasco e Il Cairo, dal gas sui bambini di Idlib alle bombe sui Copti di Tanta e San Marco, durante la Messa delle Palme, trasformando l’Osanna in lutto e inverando seduta stante il presagio formulato nell’omelia: “Questa celebrazione ha come un doppio sapore, dolce e amaro…”

Fisico e metafisico, il terremoto inquadra il XXI secolo alla stregua del grido di Munch, nello sguardo visionario del Papa gesuita, esteta e profeta.

Come se la natura si associasse alla metafora della Terza Guerra Mondiale a pezzi, con cui Bergoglio ha fotografato l’inizio del Millennio, e aprisse altrettanti crepacci nella geografia del pianeta, in parallelo a quelli della storia.

Bisogna scendere in tale faglia, ferita, dell’immaginario del Papa, occorre calarsi nella culla e tomba divelta della cristianità mediorientale, come si appresta personalmente, prossimamente a fare il 28 e 29 aprile, per discernere i segni dei tempi e riconoscere nella Pasqua di Francesco l’appello alla risurrezione dei “corpi”: politici oltre che mistici, statuali oltre che individuali.

“Lazzaro vieni fuori!”. Alla ricerca di un nuovo ordine mondiale, ancora in gestazione e già sepolto, la voce del Pontefice scandisce, maieutica e terapica, i riti della Settimana Santa e passa in ricognizione, da qui alla Urbi et Orbi di Domenica, i crateri e quartieri a rischio del villaggio globale, dal Caribe al Far East, dalla Siria di Assad all’Egitto di Al- Sisi, dove lo attende a fine mese il Grande Imam della Sunna, nel “Vaticano” dell’Islam e in una Santa Barbara da 90 milioni uomini, perennemente sul punto di esplodere: lungo la fascia d’incontinenza, istituzionale, in cui stati e status quo, convenzioni e tradizioni, esercizi diplomatici ed eserciti dispotici non tengono più.

Un assolo drammatico, iconico, mentre il profilo di Francesco si staglia e proietta nel vuoto di leadership e all’orizzonte dei populismi di stagione, decisionisti e prêt-à-porter, che caratterizzano l’attuale frangente storico. Tra primavera meteorologica e autunno della politica. Sepolcri spaccati e incontri ravvicinati. Messaggi a distanza e abbracci di speranza.

 

di Piero Schiavazzi

Docente di Identità Religiose e Politiche Internazionali