Social Innovation LINKs. Come cambia l’impresa nella società

Raggiungere i propri obiettivi di business e creare progetti con un forte impatto sociale: due attività che nel prossimo futuro le imprese considereranno sempre più indivisibili. È questo uno dei messaggi veicolati dai relatori del primo seminario del ciclo “Social Innovation LINKs. Università, Istituzioni e cittadini per un’innovazione a beneficio della società” dal titolo “L’impresa scende in campo: nuove organizzazioni per forme di produzione sostenibili”.

Il seminario si è svolto il 30 marzo scorso presso la Sala della Biblioteca “Francesco Cossiga e Guido De Marco” della Link Campus University. Si è trattata di un’importante occasione per unire docenti universitari, imprenditori, esperti del mercato del lavoro, esperti di tecnologie e istituzioni intorno alla social innovation, una tematica già affrontata da alcuni ricercatori della nostra università appartenenti a corsi di laurea differenti.

Il messaggio, dunque, è che l’impresa si trasforma. Durante i periodi di crisi come quello che stiamo attraversando occorre, infatti, ripensare l’imprenditorialità e i modelli di business, all’interno dei quali il concetto di sostenibilità non può essere legato soltanto alla sfera economica, ma deve essere legato anche a quella sociale e ambientale. Profitto dell’impresa e attenzione alle conseguenze delle sue azioni nel contesto ambientale e nella società in generale sono obiettivi sempre più indistinguibili.

Cambia il paradigma: da un modello di business si passa ad un modello di business sociale. Francesca Vicentini, ricercatrice della Link Campus University, ci spiega che alla base di questo cambiamento ci sono alcuni elementi fondamentali: il ruolo sempre più centrale del cliente e delle sue esigenze, l’interazione tra stakeholder portatori di interessi diversi, la misurabilità dell’impatto sociale e ambientale dell’attività d’impresa.

La persona è, quindi, portatrice di innovazione. E con gli strumenti a sua disposizione ricerca nuove soluzioni a problematiche vecchie e nuove. Una delle sfide su questo aspetto è trovare dei metodi che consentano di valorizzare e di acquisire continuamente nuove competenze. Questo processo investe innanzitutto la scuola. E a tal proposito Stefania Capogna, ricercatrice della Link Campus University, ci parla del cambiamento in atto nei processi educativi, dove sipassa da un paradigma di tipo trasmissivo ad uno basato sulla scoperta, che pone l’enfasi sul pensiero divergente e sull’acquisizione di competenze nuove che consentono di muoversi nell’incertezza, caratteristica del mondo di oggi.

In questo processo di innovazione emergente la persona non è e non deve essere da sola. Oltre a consentire l’acquisizione di nuove competenze personali, infatti, occorre trovare delle formule in grado di far interagire efficacemente le persone, di farle lavorare insieme sulla risoluzione di problemi comuni, di “fare rete”. Dario Carrera ci parla della sua esperienza come direttore di Impact Hub Roma, uno spazio di co-working che accoglie nuove categorie di professionisti. Ed è proprio grazie alla condivisione di uno spazio fisico come quello di Impact Hub e alla diversità degli ambiti disciplinari di riferimento di questi professionisti che si creano nuove connessioni, che si osservano i problemi secondo punti di vista differenti e che si arriva a portare quello shock positivo all’interno della società che costituisce una possibilità di innovazione.

Adottare nuove metodologie in grado di incoraggiare la partecipazione attiva e l’interazione tra le persone è dunque, un presupposto importante per favorire l’innovazione. E l’innovazione passa naturalmente attraverso la creatività. Giada Marinensi, assegnista di ricerca della Link Campus University, illustra come il metodo Lego Serious Play, ideato da Lego a metà degli anni Novanta, favorisca le discussioni di gruppo, dando forma a concetti astratti, rendendo in questo modo più semplice la condivisione e più divertente la risoluzione dei problemi e l’individuazione di soluzioni innovative.

La persona e la società non sono solo “produttori” di innovazione, ma naturalmente anche destinatari delle soluzioni progettate. Claudia Pellicori ci racconta la sua esperienza in Cocoon Projects, una realtà che sta portando avanti diversi progetti di innovazione sociale. In collaborazione con AIED Roma (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) ha lavorato sulla raccolta di progetti per i giovani sulla sessualità sana e felice, sulla diversità di genere e contro la violenza sulle donne. Il punto di forza è stato l’averattivamente coinvolto i giovani nel trovare idee innovative su tali temi. In questo modo si è potuto osservare tali tematiche secondo il punto di vista delle specifiche persone da sensibilizzare, rendendo l’abbattimento delle barriere culturali, degli stereotipi e dei tabù legati ai temi trattati azioni maggiormente possibili e incisive.

Un’altra testimonianza interessante è stata quella di Luciana Delle Donne, fondatrice di Officina Creativa, focalizzata sul progetto “Made in Carcere”. Tale progetto, che ha visto il coinvolgimento di detenuti nella realizzazione di prodotti attraverso il riciclo di materiali, ha fatto registrare tra i diversi interessanti risultati la possibilità per queste persone di imparare un lavoro, e attraverso questo di avvicinarsi al mondo reale, creando una possibile alternativa al carcere. Il loro reinserimento all’interno della società rappresenta quindi l’effetto a livello sociale di un’attività imprenditoriale e dimostra come dei progetti di innovazione a livello sociale e ambientale possano innescare un circolo virtuoso con ulteriori conseguenze positive sulla società. In sintesi, tale processo dimostra come sia possibile fare un “buon uso del mondo”.

L’ultima testimonianza del seminario relativa ad interventi che considerano contemporaneamente le persone come “produttori” e “destinatari” dell’innovazione è stata quella di Aurelio Destile di ETT Solutions, un’impresa che realizza soluzioni tecnologiche in grado di creare innovazione all’interno della società. Il suo intervento si è focalizzato sull’importanza di fornire un’esperienza inedita, emotiva e memorabile a chi utilizza le soluzioni da loro realizzate. Per raggiungere questo risultato occorre integrare le competenze di professionisti appartenenti ad ambiti diversi, un’importante possibilità per creare innovazione. All’interno di ETT Solutions, infatti, umanisti e tecnologi lavorano fianco a fianco nei diversi progetti, perché l’innovazione tecnologica non può non accompagnarsi con un’innovazione a livello sociale.

Ma a che punto è la legislazione relativa all’impatto dell’attività economica delle imprese sulla società e l’ambiente? In generale in Italia manca ancora una chiara definizione di business sociale; gli unici riferimenti normativi sono quelli relativi all’impresa sociale, alla start up innovativa con vocazione sociale e alla cooperativa sociale. Paolo Di Cesare, co-fondatore di Nativa, prima B-Corp e Società Benefit in Italia, ci parla della distanza ancora profonda tra chi all’interno delle imprese si occupa del raggiungimento del profitto e chi invece è responsabile della gestione delle sue conseguenze etiche e sociali. Tuttavia bisognerebbe superare la contrapposizione tra profit e nonprofit. Ed è proprio questo che lo stato giuridico di benefit corporation riconosce: focalizzare l’attenzione non solo sull’obiettivo di profitto, ma sul raggiungimento del benessere della comunità e dell’ambiente in cui l’impresa opera. La certificazione B-Corp punta a questo scopo. Essa viene rilasciata alle imprese che riescono ad ottenere un punteggio minimo di 80/200 all’interno di un questionario che analizza le sue performance ambientali e sociali.

Sempre per quanto riguarda la parte legislativa, Rosa Lombardi, ricercatrice della Link Campus University, ci espone i nuovi modelli di finanziamento delle imprese. Tra i vari strumenti possibili (autofinanziamento, microcredito, business angel, venture capitalist), l’equity crowdfunding rappresenta uno di quelli più innovativi, non soltanto perché consente di raccogliere il capitale di rischio tramite portali online in cambio di titoli di partecipazione, ma anche perché affida un potere importante allo stesso consumatore finale.

E le istituzioni? Gerardo Lancia, Dirigente e Responsabile Pianificazione e Sviluppo, Animazione Cluster di Lazio Innova, società della Regione Lazio che opera nella gestione di programmi per la crescita economica e lo sviluppo del territorio, spiega come quest’ente si stia sempre di più ponendo come facilitatore delle relazioni tra i diversi stakeholder presenti sul territorio (università, centri di ricerca, utenti finali, imprenditori, grandi imprese, PMI). Infatti, soltanto se si è in grado di interpretare le esigenze di tutti i portatori di interesse si può promuovere l’innovazione.

Concludendo, occorre cambiare gli indicatori fondamentali del fare business. Andrea Pugliese, esperto in innovazione sociale e mercato del lavoro, sottolinea come tali indicatori considerino oggi anche il benessere delle persone e la loro felicità.

Da PIL (Prodotto Interno Lordo) a BIL (Benessere Interno Lordo) e FIL (Felicità Interna Lorda)!

 

di Antonio Opromolla

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