Linee Strategiche – 03/12/2013

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– Problematizzare la democrazia (Marco Emanuele, 18 novembre 2013), http://complessi-si-nasce.webnode.it/news/problematizzare-la-democrazia-marco-emanuele-/

– Per una democrazia sana (Marco Emanuele, 19 novembre 2013), http://complessi-si-nasce.webnode.it/news/per-una-democrazia-sana-marco-emanuele-/

 
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EURASIA
–  Ukraine: Leaders and Led (Strategic Culture Foundation), http://www.strategic-culture.org/news/2013/12/03/ukraine-leaders-and-led.html
GLOBAL
– A New Day In Asia (Eurasia review), http://www.eurasiareview.com/03122013-new-day-asia-analysis/
– ICTs Increase Carbon Footprint Which They Can Reduce (Eurasia review), http://www.eurasiareview.com/03122013-icts-increase-carbon-footprint-can-reduce-analysis/
– Tough Australian Policy Fails To Discourage Sri Lankan Asylum Seekers (Eurasia review), http://www.eurasiareview.com/03122013-tough-australian-policy-fails-discourage-sri-lankan-asylum-seekers-analysis/

– The Relationship Between Italian Mafias And Mexican Drug Cartels: A Comparison (Eurasia review), http://www.eurasiareview.com/03122013-relationship-italian-mafias-mexican-drug-cartels-comparison/

– China’s Careful Shift on Human Rights at the UN (Chatham House), http://www.chathamhouse.org/media/comment/view/195865

– Global Health 2035: The 1993 World Development Report Revisited (Chatham House), http://www.chathamhouse.org/media/comment/view/195864

– Central Banking’s New Club Class (Project-Syndicate), http://www.project-syndicate.org/commentary/katharina-pistor-crticizes-the-new-great-divide-in-international-monetary-management

– Who Should Lead the Global Economy? (Project-Syndicate), http://www.project-syndicate.org/commentary/harold-james-and-domenico-lombardiconsider-whether-china-or-the-eurozone-has-what-it-takes-to-replace-the-us-as-the-world-s-economic-leader

– Lost in Transition (Project-Syndicate), http://www.project-syndicate.org/commentary/otaviano-canuto-reevaluates-emerging-economies–growth-prospects

– Trading Up: The Case for an International Carbon Market Reserve to Reduce Volatility at the Limits in 2020 and Beyond (Brookings), http://www.brookings.edu/research/papers/2013/12/international-carbon-market-volatility-purvis

ASIA
– Quantitative Easing And Emerging Markets: Indonesia (Eurasia review), http://www.eurasiareview.com/03122013-quantitative-easing-emerging-markets-indonesia-analysis/
Linee strategiche è analisi. Il mondo visto da Massimo Amorosi http://linee-strategiche.webnode.it/analisi-strategica-il-mondo-visto-da-massimo-amorosi-/
– Il riavvicinamento fra Teheran e Washington scuote la regione (7 ottobre 2013)
– Il rischio biologico richiede un innalzamento del livello di guardia (14 ottobre 2013)
– La Turchia guarda a Pechino per la difesa antimissile (24 ottobre 2013)

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– La questione dell’esperto di armi biologiche di Al-Qaeda detenuto in Israele risolleva vecchi interrogativi (19 novembre 2013)

Scrivono con noi
Pino Salerno, filosofo e giornalista
(21 novembre 2013) Prisoners è un film davvero particolare, nel genere del thriller hollywoodiano. Lo segnalo qui, in questa rubrica, non per eccentricità, ma perchè affronta con coraggio una delle tematiche teoriche sulle quali stiamo alacremente lavorando: l’umano, il disumano, l’inumano, nell’ambito di una rinnovata riproposizione dell’Umanesimo del XXI secolo. Perchè dunque Prisoners? La struttura narrativa è quella classica, di genere: l’eroe è un poliziotto onesto e bravo (“ha risolto tutti i casi”, gli dice il capo della Polizia); il centro della trama è il rapimento, nella tranquilla provincia americana, di due bambine, una delle quali, non a caso, è di colore; lo sviluppo del film è la corsa parallela alla ricerca dell’assassino, da parte dei padri delle bambine e del poliziotto. Tuttavia, il film è tutto nelle svolte narrative che propone e nel coraggio di escogitare uno scioglimento narrativo filosoficamente elevato. Di cosa parla davvero Prisoners? Della trasformazione dell’umano in qualcosa che non si esita a definire disumano o inumano. Intanto, ci sono due prigioniere, le bambine, rapite e torturate, perchè bisognava “fare una guerra contro Dio”, che allontanasse da Lui i fedeli. Poi, c’è un altro prigioniero, il presunto rapitore, un giovane con evidenti difficoltà mentali, a sua volta rapito e torturato selvaggiamente dai padri delle due bambine, due tranquilli americani trasformati in aguzzini senza scrupoli. E infine, uno dei padri, dopo che l’altro viene convinto da sua moglie a scegliere il ritorno nell’umanità, viene a sua volta rapito, torturato e ingabbiato dal vero rapitore. Il film dura 2 ore e mezza e non è possibile qui riepilogarne i diversi fili filosofici, e perfino linguistici, che sottendono la trama. Ciò che qui conta sottolineare è l’arco di trasformazione di ciascun personaggio secondo il dualismo umano-inumano, che è appunto il coraggioso attraversamento delle zone oscure della nostra psiche. Non esiste più idea chiara e distinta di ciò che è bene e ciò che è male, perchè ciascun personaggio è insieme aguzzino e vittima, dentro di sè e fuori di sè. E non solo. I comportamenti inumani, dice lo sceneggiatore di Prisoners, hanno bisogno, sempre, di vittime innocenti e di una giustificazione, qualunque essa sia e a prescindere dalla sua razionalità. In questo, Prisoners ricorda molto, nel crudo realismo delle immagini delle torture, l’operazione compiuta anni fa da Mel Gibson in Passion. L’inumano, il disumano, del torturatore, in ogni epoca e cultura, si serve della vittima innocente quale capro espiatorio di un’ideologia (la guerra contro Dio), o di una società, o di una comunità. Il tema che tuttavia Prisoners lancia, la sfida che emerge è forte, dura, come uno scoglio: può la razionalità occidentale moderna e tecnocratica, ottimista e positivista, rimuovere la sua zona oscura, l’inumano? Cioè, tornando a Nietzsche, a Freud, a Husserl: l’umanità tragica va affrontata con la reinvenzione tragica dell’Umanesimo, non con la rimozione di segmenti “umani, troppo umani”. Altrimenti, saremo tutti schiacciati dai meccanismi della nemesi, in un continuo, costante, tragico, potlatch nel quale al centro non vi è il dono, fino alla morte (come confermano le ricerche di Marcel Mauss nel Saggio sul dono), ma la tortura reciproca fino all’eliminazione.
L’Umanesimo sul quale stiamo riflettendo in questa Università (Link Campus University di Roma) – e che vediamo rimbalzare in molte università del mondo e perfino nei film americani di genere – è quello delle origini, quell’Umanesimo che pur rifondando il senso dell’umanità non ha alcun timore di affrontare il tragico nell’uomo.
in collaborazione con Università degli Studi Link Campus University, www.unilink.it 
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