Linee Strategiche – 09/12/2013

ACTA DIURNA / AGGIORNAMENTI QUOTIDIANI (a cura di Marco Emanuele)

Ora che il Partito Democratico sembra aver trovato un leader, ci auguriamo che ritrovi anche una visione politica. Da osservatore non votante noto come, nella democrazia italiana, manchino visioni politiche, visioni di società e condivise. Non riusciamo ad uscire dalla malattia del leaderismo e neppure dalla mediocrità delle proposte. Siamo, al di là dei tatticismi, in un momento storico che chiede capacità ricostruttive, in una fase post-ideologica nella quale il futuro dei popoli va ripensato nel contesto globale. Questo non sembra appartenere ai “nuovi leader” italiani, appiattiti sul presente; speriamo, n tutta onestà, di sbagliarci. Anche se aiuta, non basta essere simpatici, brillanti o abili per passare alla storia. (ME)

– “Riforme in cambio di aiuti finanziari, l’Italia faccia un patto con l’Europa”. L’ambasciatore Schafers rivela l’offerta della Germania. Reinhard Schafer accoglie gli ospiti in un’ambasciata tedesca tutt’altro che affollata. Da un decennio il governo lima il numero dei dipendenti pubblici dell’ 1,5% l’anno e anche la diplomazia inizia ad accorgersene. Schafers, ambasciatore di nomina recente, sa che la Germania è vista con sospetto per l’esempio di austerità che rappresenta in Europa. Ma non per questo l’ambasciatore rinuncia al suo messaggio all’Italia: è ora di pensare a un “contratto” con l’Europa per eseguire certe riforme essenziali, in cambio magari di aiuti finanziari. (…) D – Però l’accordo Cdu-Csu-Spd fa passi indietro proprio sulle riforme: l’età della pensione in certi casi cala da 67 a 63 anni. Non teme che Berlino appaia incoerente ? R – Tutto ha una sua logica. In Germania cerchiamo di adeguare quanto deciso dieci anni fa, quando eravamo noi a essere il malato d’Europa. Allora stringemmo la cinghia e ciò ha comportato anche aspetti socialmente pesanti. Ora la pressione dell’opinione pubblica spinge a correggere un pò la rotta. Quelle politiche hanno prodotto competitività, ma sono anche state criticate: si è parlato di dumping sociale e di un eccesso di surplus commerciale. Ora perderemo un pò di competitività, è vero. Ma si può arrivare a un punto in cui i vantaggi economici non valgono la pena sul piano sociale. (Federico Fubini, la Repubblica, 9 dicembre 2013)

– Ucraina, la rivoluzione per l’Europa abbatte anche la statua di Lenin. La statua di Lenin abbattuta e decapitata nel pieno centro di Kiev da alcuni manifestanti nazionalisti è il simbolo della posta in gioco oggi in Ucraina. La memoria della resistenza “bianca” contro i bolscevichi, negli anni fondativi del potere sovietico, è stata riscoperta. Lo ha fatto quella grande parte di ucraini che si oppone al progetto putiniano di riportare il paese nella sfera d’influenza di Mosca. Per costoro Lenin non è solo il padre dell’impero sovietico che li oppresse per settant’anni, è il fustigatore dell’indipendentismo ucraino che alla fine della prima guerra mondiale aveva sperato di emanciparsi dalla stretta russa. L’autore dell’ultimatum contro i secessionisti “borghesi”, con cui il 17 dicembre 1917 il nascente potere sovietico volle chiarire che non avrebbe tollerato l’indipendenza ucraina. Ucraina contro Russia, Russia contro Ucraina. Ancora una volta, l’idea nazionale ucraina si definisce in opposizione alla Mosca imperiale. Dal punto di vista del Cremlino e di quasi tutti i russi – come pure dei russofoni dominanti nelle regioni dell’Est ucraino – la collocazione geopolitica di Kiev, in quanto culla dell’impero russo, è con Mosca. Punto. L’indipendenza ucraina equivale per loro all’amputazione dello spazio storico e spirituale della madre Russia. (…) (Lucio Caracciolo, la Repubblica, 9 dicembre 2013)

– Peres ottimista sull’Iran. Cosa sperano gli israeliani. (…) sul palcoscenico diplomatico il premier Benjamin Netanyahu ripete le bordate contro l’accordo di Ginevra. In videoconferenza con il Saban Forum a Washington ieri ha avvertito: gli sforzi per raggiungere la pace con i palestinesi saranno inutili se Teheran dovesse produrre la bomba. Dallo stesso podio Barack Obama, il presidente americano, ha valutato 50/50 le possibilità che l’intesa preliminare con gli iraniani diventi definitiva. E’ la stima anche di Shimon Peres (“i Guardiani della rivoluzione cercheranno di fermare le riforme”) che però non rinuncia all’ottimismo: “Sono pronto a incontrare il presidente Hassan Rohani, non ho nemici”. Gli israeliani sono meno fiduciosi del loro capo dello Stato. (…) (Davide Frattini, Corriere della Sera, 9 dicembre 2013)

– Contromossa di Seul: sfida a Pechino sullo spazio aereo. C’è una nuova linea traccita sulla scacchiera del Mar cinese orientale: l’ha disegnata ieri il governo di Seul annunciando l’estensione della sua zona di difesa aerea, che ora va a sovrapporsi a quella di Pechino. Le due zone si toccano su uno scoglio sommerso chiamato Ieodo in coreano e Suyan in cinese e che i due Paesi si contendono. La zona sudcoreana allargata entrerà in vigore dal 15 dicembre. La mossa segue quella della Cina, che il 23 novembre ha scosso l’equilibrio già instabile della regione lanciando una “zona di difesa e identificazione aerea” che copre le isole giapponesi Senkaku (Diaoyu nella rivendicazione cinese). Un maledetto intreccio. Seul ha assicurato che l’estensione della sua zona verso Sud non coinvolgerà il traffico aereo civile e ha agito dopo aver informato Washington. Il vicepresidente americano Joe Biden è appena ripartito dopo una settimana di missione tra Tokyo, Pechino e Seul, proprio nel tentativo di far scendere la tensione. Ma ieri unità navali cinesi sono entrate nella zona delle Senkaku giapponesi. E’ una regione di inimicizie storiche, con la Cina che ha contenziosi su isole controllate dal Giappone, dalle Filippine, dal Vietnam e dalla Sud Corea e vuole far sentire il peso della sua potenza economica; il Giappone ancora attratto da un revanscismo nazionalista; Seul dal 1953 ancora tecnicamente in guerra con la Corea del Nord. E gli Stati Uniti che hanno irritato Pechino con la loro politica “Pivot to Asia” che prevede il ridispiegamento di ingenti forze militari nel Pacifico. Il più lucido sembra ancora Henry Kissinger: a 90 anni, il regista del grande disgelo Usa-Cina del 1972 ammonisce che “serve una partnership senza precedenti tra Washington e Pechino, per evitare un confronto che scivolerebbe verso una tragedia”. Il dottor Kissinger, l’americano più vicino alla comprensione del pensiero politico cinese, dice che le relazioni non possono essere dirottate “da irritazioni momentanee per una zona aerea: ci sono 44 zone di difesa aerea nel mondo”. (Guido Santevecchi, Corriere della Sera, 9 dicembre 2013)

Maggiori informazioni http://complessi-si-nasce.webnode.it/news/aggiornamenti-quotidiani-9-dicembre-2013-/
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Ora che il Partito Democratico sembra aver trovato un leader, ci auguriamo che ritrovi anche una visione politica. Da osservatore non votante noto come, nella democrazia italiana, manchino visioni politiche, visioni di società e condivise. Non riusciamo ad uscire dalla malattia del leaderismo e neppure dalla mediocrità delle proposte. Siamo, al di là dei tatticismi, in un momento storico che chiede capacità ricostruttive, in una fase post-ideologica nella quale il futuro dei popoli va ripensato nel contesto globale. Questo non sembra appartenere ai “nuovi leader” italiani, appiattiti sul presente; speriamo, n tutta onestà, di sbagliarci. Anche se aiuta, non basta essere simpatici, brillanti o abili per passare alla storia. (ME)

– “Riforme in cambio di aiuti finanziari, l’Italia faccia un patto con l’Europa”. L’ambasciatore Schafers rivela l’offerta della Germania. Reinhard Schafer accoglie gli ospiti in un’ambasciata tedesca tutt’altro che affollata. Da un decennio il governo lima il numero dei dipendenti pubblici dell’ 1,5% l’anno e anche la diplomazia inizia ad accorgersene. Schafers, ambasciatore di nomina recente, sa che la Germania è vista con sospetto per l’esempio di austerità che rappresenta in Europa. Ma non per questo l’ambasciatore rinuncia al suo messaggio all’Italia: è ora di pensare a un “contratto” con l’Europa per eseguire certe riforme essenziali, in cambio magari di aiuti finanziari. (…) D – Però l’accordo Cdu-Csu-Spd fa passi indietro proprio sulle riforme: l’età della pensione in certi casi cala da 67 a 63 anni. Non teme che Berlino appaia incoerente ? R – Tutto ha una sua logica. In Germania cerchiamo di adeguare quanto deciso dieci anni fa, quando eravamo noi a essere il malato d’Europa. Allora stringemmo la cinghia e ciò ha comportato anche aspetti socialmente pesanti. Ora la pressione dell’opinione pubblica spinge a correggere un pò la rotta. Quelle politiche hanno prodotto competitività, ma sono anche state criticate: si è parlato di dumping sociale e di un eccesso di surplus commerciale. Ora perderemo un pò di competitività, è vero. Ma si può arrivare a un punto in cui i vantaggi economici non valgono la pena sul piano sociale. (Federico Fubini, la Repubblica, 9 dicembre 2013)

– Ucraina, la rivoluzione per l’Europa abbatte anche la statua di Lenin. La statua di Lenin abbattuta e decapitata nel pieno centro di Kiev da alcuni manifestanti nazionalisti è il simbolo della posta in gioco oggi in Ucraina. La memoria della resistenza “bianca” contro i bolscevichi, negli anni fondativi del potere sovietico, è stata riscoperta. Lo ha fatto quella grande parte di ucraini che si oppone al progetto putiniano di riportare il paese nella sfera d’influenza di Mosca. Per costoro Lenin non è solo il padre dell’impero sovietico che li oppresse per settant’anni, è il fustigatore dell’indipendentismo ucraino che alla fine della prima guerra mondiale aveva sperato di emanciparsi dalla stretta russa. L’autore dell’ultimatum contro i secessionisti “borghesi”, con cui il 17 dicembre 1917 il nascente potere sovietico volle chiarire che non avrebbe tollerato l’indipendenza ucraina. Ucraina contro Russia, Russia contro Ucraina. Ancora una volta, l’idea nazionale ucraina si definisce in opposizione alla Mosca imperiale. Dal punto di vista del Cremlino e di quasi tutti i russi – come pure dei russofoni dominanti nelle regioni dell’Est ucraino – la collocazione geopolitica di Kiev, in quanto culla dell’impero russo, è con Mosca. Punto. L’indipendenza ucraina equivale per loro all’amputazione dello spazio storico e spirituale della madre Russia. (…) (Lucio Caracciolo, la Repubblica, 9 dicembre 2013)

– Peres ottimista sull’Iran. Cosa sperano gli israeliani. (…) sul palcoscenico diplomatico il premier Benjamin Netanyahu ripete le bordate contro l’accordo di Ginevra. In videoconferenza con il Saban Forum a Washington ieri ha avvertito: gli sforzi per raggiungere la pace con i palestinesi saranno inutili se Teheran dovesse produrre la bomba. Dallo stesso podio Barack Obama, il presidente americano, ha valutato 50/50 le possibilità che l’intesa preliminare con gli iraniani diventi definitiva. E’ la stima anche di Shimon Peres (“i Guardiani della rivoluzione cercheranno di fermare le riforme”) che però non rinuncia all’ottimismo: “Sono pronto a incontrare il presidente Hassan Rohani, non ho nemici”. Gli israeliani sono meno fiduciosi del loro capo dello Stato. (…) (Davide Frattini, Corriere della Sera, 9 dicembre 2013)

– Contromossa di Seul: sfida a Pechino sullo spazio aereo. C’è una nuova linea traccita sulla scacchiera del Mar cinese orientale: l’ha disegnata ieri il governo di Seul annunciando l’estensione della sua zona di difesa aerea, che ora va a sovrapporsi a quella di Pechino. Le due zone si toccano su uno scoglio sommerso chiamato Ieodo in coreano e Suyan in cinese e che i due Paesi si contendono. La zona sudcoreana allargata entrerà in vigore dal 15 dicembre. La mossa segue quella della Cina, che il 23 novembre ha scosso l’equilibrio già instabile della regione lanciando una “zona di difesa e identificazione aerea” che copre le isole giapponesi Senkaku (Diaoyu nella rivendicazione cinese). Un maledetto intreccio. Seul ha assicurato che l’estensione della sua zona verso Sud non coinvolgerà il traffico aereo civile e ha agito dopo aver informato Washington. Il vicepresidente americano Joe Biden è appena ripartito dopo una settimana di missione tra Tokyo, Pechino e Seul, proprio nel tentativo di far scendere la tensione. Ma ieri unità navali cinesi sono entrate nella zona delle Senkaku giapponesi. E’ una regione di inimicizie storiche, con la Cina che ha contenziosi su isole controllate dal Giappone, dalle Filippine, dal Vietnam e dalla Sud Corea e vuole far sentire il peso della sua potenza economica; il Giappone ancora attratto da un revanscismo nazionalista; Seul dal 1953 ancora tecnicamente in guerra con la Corea del Nord. E gli Stati Uniti che hanno irritato Pechino con la loro politica “Pivot to Asia” che prevede il ridispiegamento di ingenti forze militari nel Pacifico. Il più lucido sembra ancora Henry Kissinger: a 90 anni, il regista del grande disgelo Usa-Cina del 1972 ammonisce che “serve una partnership senza precedenti tra Washington e Pechino, per evitare un confronto che scivolerebbe verso una tragedia”. Il dottor Kissinger, l’americano più vicino alla comprensione del pensiero politico cinese, dice che le relazioni non possono essere dirottate “da irritazioni momentanee per una zona aerea: ci sono 44 zone di difesa aerea nel mondo”. (Guido Santevecchi, Corriere della Sera, 9 dicembre 2013)

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– “Riforme in cambio di aiuti finanziari, l’Italia faccia un patto con l’Europa”. L’ambasciatore Schafers rivela l’offerta della Germania. Reinhard Schafer accoglie gli ospiti in un’ambasciata tedesca tutt’altro che affollata. Da un decennio il governo lima il numero dei dipendenti pubblici dell’ 1,5% l’anno e anche la diplomazia inizia ad accorgersene. Schafers, ambasciatore di nomina recente, sa che la Germania è vista con sospetto per l’esempio di austerità che rappresenta in Europa. Ma non per questo l’ambasciatore rinuncia al suo messaggio all’Italia: è ora di pensare a un “contratto” con l’Europa per eseguire certe riforme essenziali, in cambio magari di aiuti finanziari. (…) D – Però l’accordo Cdu-Csu-Spd fa passi indietro proprio sulle riforme: l’età della pensione in certi casi cala da 67 a 63 anni. Non teme che Berlino appaia incoerente ? R – Tutto ha una sua logica. In Germania cerchiamo di adeguare quanto deciso dieci anni fa, quando eravamo noi a essere il malato d’Europa. Allora stringemmo la cinghia e ciò ha comportato anche aspetti socialmente pesanti. Ora la pressione dell’opinione pubblica spinge a correggere un pò la rotta. Quelle politiche hanno prodotto competitività, ma sono anche state criticate: si è parlato di dumping sociale e di un eccesso di surplus commerciale. Ora perderemo un pò di competitività, è vero. Ma si può arrivare a un punto in cui i vantaggi economici non valgono la pena sul piano sociale. (Federico Fubini, la Repubblica, 9 dicembre 2013)

– Ucraina, la rivoluzione per l’Europa abbatte anche la statua di Lenin. La statua di Lenin abbattuta e decapitata nel pieno centro di Kiev da alcuni manifestanti nazionalisti è il simbolo della posta in gioco oggi in Ucraina. La memoria della resistenza “bianca” contro i bolscevichi, negli anni fondativi del potere sovietico, è stata riscoperta. Lo ha fatto quella grande parte di ucraini che si oppone al progetto putiniano di riportare il paese nella sfera d’influenza di Mosca. Per costoro Lenin non è solo il padre dell’impero sovietico che li oppresse per settant’anni, è il fustigatore dell’indipendentismo ucraino che alla fine della prima guerra mondiale aveva sperato di emanciparsi dalla stretta russa. L’autore dell’ultimatum contro i secessionisti “borghesi”, con cui il 17 dicembre 1917 il nascente potere sovietico volle chiarire che non avrebbe tollerato l’indipendenza ucraina. Ucraina contro Russia, Russia contro Ucraina. Ancora una volta, l’idea nazionale ucraina si definisce in opposizione alla Mosca imperiale. Dal punto di vista del Cremlino e di quasi tutti i russi – come pure dei russofoni dominanti nelle regioni dell’Est ucraino – la collocazione geopolitica di Kiev, in quanto culla dell’impero russo, è con Mosca. Punto. L’indipendenza ucraina equivale per loro all’amputazione dello spazio storico e spirituale della madre Russia. (…) (Lucio Caracciolo, la Repubblica, 9 dicembre 2013)

– Peres ottimista sull’Iran. Cosa sperano gli israeliani. (…) sul palcoscenico diplomatico il premier Benjamin Netanyahu ripete le bordate contro l’accordo di Ginevra. In videoconferenza con il Saban Forum a Washington ieri ha avvertito: gli sforzi per raggiungere la pace con i palestinesi saranno inutili se Teheran dovesse produrre la bomba. Dallo stesso podio Barack Obama, il presidente americano, ha valutato 50/50 le possibilità che l’intesa preliminare con gli iraniani diventi definitiva. E’ la stima anche di Shimon Peres (“i Guardiani della rivoluzione cercheranno di fermare le riforme”) che però non rinuncia all’ottimismo: “Sono pronto a incontrare il presidente Hassan Rohani, non ho nemici”. Gli israeliani sono meno fiduciosi del loro capo dello Stato. (…) (Davide Frattini, Corriere della Sera, 9 dicembre 2013)

– Contromossa di Seul: sfida a Pechino sullo spazio aereo. C’è una nuova linea traccita sulla scacchiera del Mar cinese orientale: l’ha disegnata ieri il governo di Seul annunciando l’estensione della sua zona di difesa aerea, che ora va a sovrapporsi a quella di Pechino. Le due zone si toccano su uno scoglio sommerso chiamato Ieodo in coreano e Suyan in cinese e che i due Paesi si contendono. La zona sudcoreana allargata entrerà in vigore dal 15 dicembre. La mossa segue quella della Cina, che il 23 novembre ha scosso l’equilibrio già instabile della regione lanciando una “zona di difesa e identificazione aerea” che copre le isole giapponesi Senkaku (Diaoyu nella rivendicazione cinese). Un maledetto intreccio. Seul ha assicurato che l’estensione della sua zona verso Sud non coinvolgerà il traffico aereo civile e ha agito dopo aver informato Washington. Il vicepresidente americano Joe Biden è appena ripartito dopo una settimana di missione tra Tokyo, Pechino e Seul, proprio nel tentativo di far scendere la tensione. Ma ieri unità navali cinesi sono entrate nella zona delle Senkaku giapponesi. E’ una regione di inimicizie storiche, con la Cina che ha contenziosi su isole controllate dal Giappone, dalle Filippine, dal Vietnam e dalla Sud Corea e vuole far sentire il peso della sua potenza economica; il Giappone ancora attratto da un revanscismo nazionalista; Seul dal 1953 ancora tecnicamente in guerra con la Corea del Nord. E gli Stati Uniti che hanno irritato Pechino con la loro politica “Pivot to Asia” che prevede il ridispiegamento di ingenti forze militari nel Pacifico. Il più lucido sembra ancora Henry Kissinger: a 90 anni, il regista del grande disgelo Usa-Cina del 1972 ammonisce che “serve una partnership senza precedenti tra Washington e Pechino, per evitare un confronto che scivolerebbe verso una tragedia”. Il dottor Kissinger, l’americano più vicino alla comprensione del pensiero politico cinese, dice che le relazioni non possono essere dirottate “da irritazioni momentanee per una zona aerea: ci sono 44 zone di difesa aerea nel mondo”. (Guido Santevecchi, Corriere della Sera, 9 dicembre 2013)

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– “Riforme in cambio di aiuti finanziari, l’Italia faccia un patto con l’Europa”. L’ambasciatore Schafers rivela l’offerta della Germania. Reinhard Schafer accoglie gli ospiti in un’ambasciata tedesca tutt’altro che affollata. Da un decennio il governo lima il numero dei dipendenti pubblici dell’ 1,5% l’anno e anche la diplomazia inizia ad accorgersene. Schafers, ambasciatore di nomina recente, sa che la Germania è vista con sospetto per l’esempio di austerità che rappresenta in Europa. Ma non per questo l’ambasciatore rinuncia al suo messaggio all’Italia: è ora di pensare a un “contratto” con l’Europa per eseguire certe riforme essenziali, in cambio magari di aiuti finanziari. (…) D – Però l’accordo Cdu-Csu-Spd fa passi indietro proprio sulle riforme: l’età della pensione in certi casi cala da 67 a 63 anni. Non teme che Berlino appaia incoerente ? R – Tutto ha una sua logica. In Germania cerchiamo di adeguare quanto deciso dieci anni fa, quando eravamo noi a essere il malato d’Europa. Allora stringemmo la cinghia e ciò ha comportato anche aspetti socialmente pesanti. Ora la pressione dell’opinione pubblica spinge a correggere un pò la rotta. Quelle politiche hanno prodotto competitività, ma sono anche state criticate: si è parlato di dumping sociale e di un eccesso di surplus commerciale. Ora perderemo un pò di competitività, è vero. Ma si può arrivare a un punto in cui i vantaggi economici non valgono la pena sul piano sociale. (Federico Fubini, la Repubblica, 9 dicembre 2013)

– Ucraina, la rivoluzione per l’Europa abbatte anche la statua di Lenin. La statua di Lenin abbattuta e decapitata nel pieno centro di Kiev da alcuni manifestanti nazionalisti è il simbolo della posta in gioco oggi in Ucraina. La memoria della resistenza “bianca” contro i bolscevichi, negli anni fondativi del potere sovietico, è stata riscoperta. Lo ha fatto quella grande parte di ucraini che si oppone al progetto putiniano di riportare il paese nella sfera d’influenza di Mosca. Per costoro Lenin non è solo il padre dell’impero sovietico che li oppresse per settant’anni, è il fustigatore dell’indipendentismo ucraino che alla fine della prima guerra mondiale aveva sperato di emanciparsi dalla stretta russa. L’autore dell’ultimatum contro i secessionisti “borghesi”, con cui il 17 dicembre 1917 il nascente potere sovietico volle chiarire che non avrebbe tollerato l’indipendenza ucraina. Ucraina contro Russia, Russia contro Ucraina. Ancora una volta, l’idea nazionale ucraina si definisce in opposizione alla Mosca imperiale. Dal punto di vista del Cremlino e di quasi tutti i russi – come pure dei russofoni dominanti nelle regioni dell’Est ucraino – la collocazione geopolitica di Kiev, in quanto culla dell’impero russo, è con Mosca. Punto. L’indipendenza ucraina equivale per loro all’amputazione dello spazio storico e spirituale della madre Russia. (…) (Lucio Caracciolo, la Repubblica, 9 dicembre 2013)

– Peres ottimista sull’Iran. Cosa sperano gli israeliani. (…) sul palcoscenico diplomatico il premier Benjamin Netanyahu ripete le bordate contro l’accordo di Ginevra. In videoconferenza con il Saban Forum a Washington ieri ha avvertito: gli sforzi per raggiungere la pace con i palestinesi saranno inutili se Teheran dovesse produrre la bomba. Dallo stesso podio Barack Obama, il presidente americano, ha valutato 50/50 le possibilità che l’intesa preliminare con gli iraniani diventi definitiva. E’ la stima anche di Shimon Peres (“i Guardiani della rivoluzione cercheranno di fermare le riforme”) che però non rinuncia all’ottimismo: “Sono pronto a incontrare il presidente Hassan Rohani, non ho nemici”. Gli israeliani sono meno fiduciosi del loro capo dello Stato. (…) (Davide Frattini, Corriere della Sera, 9 dicembre 2013)

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(continua su Complessi si nasce, http://complessi-si-nasce.webnode.it)

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GLOBAL
–  Euromaidan and OSCE: West Imposes Itself as Peacemaker (Strategic Culture Foundation),  http://www.strategic-culture.org/news/2013/12/08/euromaidan-and-osce-west-imposes-itself-as-peacemaker.html
– NSA Partnerships Invalidate Nordic Nations’ Neutrality (Strategic Culture Foundation), http://www.strategic-culture.org/news/2013/12/08/nsa-partnerships-invalidate-nordic-nations-neutrality.html
– From Bahrain to Ukraine: Hail the Western Salesmen of Subversion and Deception (Strategic Culture Foundation), http://www.strategic-culture.org/news/2013/12/09/from-bahrain-to-ukraine-hail-western-salesmen-subversion-and-deception.html
– Ukrainian Maidans: Separatist Trends as Hidden Motive (Strategic Culture Foundation), http://www.strategic-culture.org/news/2013/12/09/ukrainian-maidans-separatist-trends-as-hidden-motive.html
EUROPE
– Ambizioni europeiste sulla politica di sicurezza e di difesa (AffarInternazionali), http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=2473
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