Linee Strategiche – 14/10/2013

progetto a cura di Marco Emanuele (lineestrategiche@gmail.com, 393/8697706)
Insisto sul mondo della vita perché in esso ri-trovo il soffio della complessità. Non si tratta di concetti, lo ribadisco, bensì del processo integrato ed armonico dell’umano che si ri-crea. 
La complessità è ciascuno di noi, anello di una catena di senso che trascende l’imminenza nell’alterità, nella libertà liberante. Guardare all’altro in termini liberanti significa affidarsi a lui, fidarsi di lui, avere fede in lui; qui la fede diventa carne e sangue, volontà dello “stare con” l’altro e del non poter vivere se non “stando con” l’altro.  Separarsi, alzare muri, vivere la libertà come libero arbitrio significa chiudersi nell’auto-referenzialità, pensarsi onnipotenti e detentori di una verità che, invece, è tale soltanto nella relazione, che è relazione.
Per questo, con sguardo complesso, dobbiamo credere profondamente nella sacralità della vita come processo e non cadere nella trappola di noi come modelli, come dogmi di verità indiscutibili. Certo, in tale prospettiva il lavoro è più difficile; perché dobbiamo fare i conti con le nostre contraddizioni, con gli alti e i bassi che ci caratterizzano, con gli avanzamenti e gli arresti che sempre noi generiamo, essendo ciascuno di noi una “sintesi esperienziale” e mai un “perfetto assoluto”.
Imperfezione, incertezza, fragilità. Tutto questo è complessità, è umanità, accanto alla possibilità di progettuare realtà nuova, a partire da noi.
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