Non c’è sicurezza senza umanità

Nawaf Abaid, direttore della fondazione EDOF a Roma per inaugurare un centro studi sulla pace e sulla guerra presso la Link Campus University

“Bisogna studiare per essere efficaci, e l’università è il posto giusto per parlare di valori oltre le ideologie, per scambiarsi idee nel rispetto degli altri, per immaginare un mondo migliore.”

 

di Arturo Di Corinto

 

Un centro studi sulla pace e sulla guerra. È questo il nuovo progetto della fondazione EDOF per favorire la comprensione tra i popoli, combattere il terrorismo e disarmare i conflitti. Per realizzarlo in Italia all’interno della Link Campus University, il suo direttore, Nawaf Abaid, è venuto apposta a Roma. Direttore della fondazione intitolata al padre saudita e alla madre libanese, Nawaf, un background in studi strategici, comunicazione e intelligence, dirige EDOF da cinque anni per svilupparne i numerosi progetti di utilità sociale, cooperazione e assistenza ai malati e ai migranti.

 

L’abbiamo incontrato nelle sale del vecchio casale di San Pio V a Roma, da pochi mesi sede dell’università internazionale Link Campus University che con questo accordo amplia le sue già numerose collaborazioni, come quelle con la London School of Economics e l’università statale di Mosca Lomonosov.

Quando gli chiediamo perché vuole aprire una centro studi sulla pace e sulla guerra, è netto: “Perché ce n’è bisogno. Per evitare le guerre dobbiamo favorire la comprensione e la coesistenza tra i popoli nel mondo e l’Italia, che ha dimostrato a tutti il valore della solidarietà salvando tante vite in mare, è un ottimo posto per farlo insieme”. Ricercatore e accademico, insegna ad Harvard, Nawaf dice che  “Bisogna studiare per essere efficaci, e l’università è il posto giusto per parlare di valori oltre le ideologie, per scambiarsi idee nel rispetto degli altri, per immaginare un mondo migliore.”

 

Scienza, università e ricerca sono le parole più frequenti nella nostra conversazione insieme a cooperazione, solidarietà, dialogo. Per conseguire la sua missione infatti, EDOF organizza incontri tra leader del mondo politico ed economico con rappresentanti della società civile, promuove iniziative volte alla coesistenza pacifica su larga scala e supporta la ricerca strategica e la formazione cross-culturale con l’obbiettivo di sensibilizzare le persone usando tutti i canali di comunicazione.

“Si tratta di aiutare i decisori a decidere, e di creare una cultura della pace proprio studiando la guerra”. Il centro offfrirà borse di studio, ospiterà professori di fama internazionale e organizzerà seminari e incontri mettendo il corpo studentesco al centro delle attività. Sarà a un centro studi sul modello di quelli americani, con l’obiettivo dichiarato di attrarre studenti da tutto il mondo.

 

Completamente finanziata dai fondi di famiglia che vengono da Tarek Abaid, creatore della fondazione con interessi nel campo del petrolio, e dall’altro fratello, Karim, che lavora nel settore immobiliare, la fondazione ha due obiettivi principali “svolgere ricerche mediche avanzate e sviluppare attività di promozione sociale” indirizzate ai bisognosi. E lo fa aiutando progetti di ricerca avanzati per sviluppare tecnologie innovative come quelle per la chirurgia ricostruttiva del volto dei feriti di guerra e giacigli ultratecnologici per i rifugiati che affollano i campi profughi in Siria, Libano e Giordania.

 

EDOF è una fondazione caritatevole, che non fa business e non fa politica in senso stretto, ma c’è una frase ricorrente sul sito della fondazione che è “Rimediare alle ingiustizie”. Per questo la fondazione collabora con la CNN in un progetto contro il traffico di esseri umani, finanziando documentari che mostrano la vita degli schiavi moderni, contribuisce allo sviluppo di infrastrutture nelle regioni povere e finanzia le organizzazioni del microcredito. t  La domanda è obbligatoria. Perché lo fate? “Perché se aiuti le persone nei loro paesi gli dai un motivo per restare.” E questo potrebbe fermare la tratta di esseri umani? “Non basta, ma le persone che non hanno libertà di movimento possono cadere facilmente preda di trafficanti e sfruttatori ed è per questo che la chiusura della frontiere non è la soluzione ma il problema.” Gli europei colpiti dalla crisi e spaventati dal terrorismo temono gli effetti di questa presunta invasione. “Quelli che chiedono più sicurezza hanno ragione, ma devono capire che non c’è sicurezza senza umanità. Perciò bisogna lavorare sui due versanti, sulla sicurezza e la stabilità, ma anche sulla solidarietà.”