Nord Stream Two: ripartono i lavori della nuova autostrada energetica del nord Europa

Dopo un congelamento di quasi quattro anni, riparte il progetto per il gasdotto Nord Stream Two in nord Europa, tramite un accordo stipulato tra Russia, Germania e un consorzio di compagnie occidentali. L’amministrazione di Gazprom a seguito di valutazioni sulla ripresa economica in Europa, sulla diminuzione di produzione di concorrenti europei e su stime che prevedono un aumento della domanda di gas per i prossimi anni, ha così deciso di ri-attivare il progetto. Annunciato nel 2011/2012 tramite un accordo di intenti non vincolante, il 4 settembre scorso è stato stipulato un accordo, stavolta vincolante, per il nuovo gasdotto.

Parallelo al primo Nord Stream One nel mar Baltico, Nord Stream Two sarà il progetto di gasdotto più imponente per lunghezza e capacità realizzato finora, e andrà a rifornire direttamente la Germania. Questo consentirà alla Russia di bypassare i gasdotti che si snodano in Ucraina, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia, arrivando direttamente nel cuore della vecchia Europa, e privando l’Ucraina e gli altri paesi menzionati delle entrate derivanti dal transito dei gasdotti. Gazprom ha annunciato che questo gasdotto deriverà da fonti aggiuntive rispetto a quelle che riforniscono la presente nella rete europea. Tuttavia, non avendo specificato chiaramente come verrà reperito questo gas, è probabile che, almeno per i primi tempi, ad essere trasportato sarà parte di quello che passa oggi per l’Ucraina. Nel breve/medio periodo tutto ciò consentirà quindi alla Russia, ma anche alla Germania, di esercitare una forte pressione su questi paesi centro-europei o dell’Europa dell’Est.

Come progetto “bypass”, Nord Stream Two presenta molti vantaggi rispetto alle varie versioni del progetto South Stream. In particolare, South Stream avrebbe rifornito mercati già riforniti, mentre il secondo gasdotto nel Mar Baltico consentirà alla società russa di entrare in mercati nuovi e altamente redditizi, almeno nel medio-periodo. Inoltre, sul piano geopolitico, l’accordo per Nord Stream Two renderà ancor più solida la partnership a livello energetico tra Russia e Germania, con probabili effetti sul piano sia finanziario che sul piano della politica estera. Un’idea, quella della partnership russo-tedesca, non nuova: già nel 2006 Vladimir Putin aveva proposto alla Germania di diventare il principale distributore di gas russo in Europa, ma il progetto si rivelò ben presto irrealizzabile. Con Nord Stream Two, al contrario, questa opzione è diventata più che realizzabile. La Germania infatti diventerà il principale hub europeo del gas, con evidenti ricadute positive per le compagnie energetiche tedesche e per Berlino, in termini di tasse e quote per il transito di gas.

Questo progetto, in particolare con lo scoppio della guerra in Ucraina, ma non solo, è quindi uno strumento di pressione nei confronti di Kiev; tuttavia alcuni sostengono che potrebbe minare l’equilibrio politico dell’Unione Europea, creando serie sfide al mercato energetico europeo essendo gli impianti di trasporto e stoccaggio controllati dalla Germania, naturalmente, da Gazprom e altri azionisti di Nord Stream.

La Commissione Europea ha ravvisato in questi progetti l’intenzione di creare monopoli verticalmente integrati, limitando l’attività di Gazprom, ad esempio, sull’impianto tedesco OPAL. Il governo di Berlino, di tutta risposta, ha quindi consentito a Gazprom di espandere i propri impianti sul territorio tedesco sulla base di joint venture tra quest’ultima e le compagnie energetiche tedesche, sulla base di accordi del 2013 e del 2014. Interrotte dall’intervento russo in Ucraina, le trattative hanno poi portato all’accordo per Nord Stream Two e gli impianti collegati in Germania.

Queste azioni sono state chiaramente accompagnate da pressioni da parte delle compagnie tedesche e da parte di Berlino per modificare l’attuale regolamentazione del mercato energetico europeo, come la proposta di modificare la legislazione antitrust dell’Unione a favore di agenzie non meglio identificate.

La Commissione europea ha sottolineato come il tratto off-shore di Nord Stream Two sia in regola con Ia regolamentazione europea, ma ha altresì ribadito come, in caso di implementazioni sul suolo europeo, essa farà rispettare le norme presenti. Il vice-presidente della Commissione per l’energia, Maros Sefcovic, ha annunciato una serie di domande sul caso Nord Stream, come ad esempio: la coerenza tra la realizzazione del progetto e la politica europea di diversificazione dei rifornimenti energetici; gli effetti del gasdotto sull’Ucraina e gli altri paesi dell’Europa centrale e dell’Est interessati da questo.

Sicuramente il progetto non riceverà fondi europei, non essendo considerato una priorità dalla Commissione a causa dell’effetto quasi nullo sulla diversificazione degli approvvigionamenti di cui si è parlato poco sopra.

Per quanto riguarda gli effetti di questo progetto su altri paesi, l’Austria è corsa ai ripari, entrando con la compagnia OMV nel consorzio Nord Stream Two. OMV controlla il Central Europe Gas Hub, progettato per altri gasdotti, come South Stream, la cui realizzazione è stata però interrotta. L’entrata di OMV nel progetto del Mar Baltico è stata quindi dettata, da una parte, dalla possibile diminuzione del flusso di gas diretto al CEGH via Ucraina e, dall’altra, dalla possibilità futura di collegare lo stesso CEGH alle infrastrutture tedesche e quindi a Nord Stream Two.

Tornando ai paesi del centro Europa e dell’Europa dell’Est, gli effetti del progetto russo-tedesco saranno diversi a seconda del paese preso in considerazione. L’Ungheria, ad esempio, come anche la Slovacchia, probabilmente si troveranno ad affrontare periodi molto complicati, essendo totalmente dipendenti dai rifornimenti provenienti dall’Ucraina. Polonia e Repubblica Ceca incontreranno invece difficoltà meno drammatiche, ma comunque significative. La Repubblica Ceca dipende dal gas che transita per l’Ucraina per i due terzi dei propri rifornimenti. Nonostante la possibilità di collegarsi alle infrastrutture tedesche per l’approvvigionamento di gas, i prezzi di questo saranno tuttavia notevolmente maggiori rispetto a quelli della tratta che attraversa l’Ucraina.

di Giuseppe Carteny

da Geopolitica.info

photo_Le vie del gas in nord Europa_(fonte: Gazprom.com)