Periscope: l’evoluzione del social

In principio fu IRC, poi vennero Skype, Myspace, Twitter, Facebook e, infine, Periscope. Ormai da quel lontano 1988, lontano qualche anno in termini temporali ma lontano ere dal punto di vista informatico, si sono susseguiti miriadi di software, di cui quelli elencati sono solo le milestone di questo cammino, capaci di soddisfare la naturale esigenza delle persone di comunicare e condividere. Col tempo, però, questa esigenza si è trasformata e, in molti casi, è diventata smania di protagonismo, voglia di apparire, voglia di mostrarsi e mostrare quanto è interessante la propria vita.

Questo è stato però il motore dell’evoluzione dei software che, da semplici scambiatori di messaggi, sono diventati veri e propri mezzi per conquistare la popolarità e l’ammirazione di tutti sfruttando le tante occasioni che si presentano quotidianamente.

«In the future everyone will be world-famous for 15 minutes», che, in italiano, vuol dire «in futuro ognuno sarà famoso al mondo per 15 minuti». Probabilmente, oggi si è avverato quello che Andy Warhol aveva detto come provocazione ma che probabilmente non credeva che un giorno si realizzasse per davvero.

Periscope, ma anche Meerkat e, ultimamente, l’italiano Streamago Social, sono diventati il mezzo attraverso cui diventare famosi. Oggi, tutti possono prendere il proprio cellulare e proiettare ciò che gli capita intorno e sperare che venga visto non solo dai propri amici ma anche dal resto del mondo. Non è che sia una grande innovazione dal punto di vista tecnologico, anche prima c’erano software in grado di realizzare tutto ciò. La vera innovazione sta nella semplicità d’uso, nella possibilità di “streamare” in tempo reale, nessun vincolo tra il produttore ed il consumatore, controlli non sempre efficaci, la possibilità di interagire durante lo streaming. Ed allora, si moltiplicano i video di gatti che fanno cose strane, di persone che non hanno voglia di fare colazione da sole e mettono il cellulare sul tavolo per avere compagnia dagli utenti, o di professori che vengono ripresi durante la lezione a loro insaputa. Ma, a parte questi contenuti che possono sembrare banali o, a volte, surreali, ce ne sono altri che sono dei veri e propri esperimenti sociali, così come quello avvenuto ad Arezzo dove una persona ha trasmesso in streaming un’operazione chirurgica. Non mancano nemmeno le apparizioni della politica, per esempio, il discorso di Renzi al partito è stato trasmesso online, oppure il senatore americano Bernie Sanders ha annunciato la propria corsa per le presidenziali tramite Periscope.

Di fronte a questa ultima frontiera della condivisione, in cui tutti possono essere parte della vita di altri e interagire con essa, eliminando definitivamente i concetti di distanza spaziale e di conoscenza, corriamo però il rischio, talvolta inconsapevolmente, di superare certi limiti.

Alcune settimane orsono, il garante della privacy è stato interpellato da Telefono Azzurro per verificare se la privacy dei bambini è tutelata correttamente. In particolare, l’attenzione del garante è stata richiamata, a seguito di numerose segnalazioni, riguardo a streaming pubblicati su Periscope che riprendevano, a loro insaputa e quindi senza autorizzazione, bambini in luoghi come scuole, strade o parchi. Per tale motivo, Telefono Azzurro ha richiamato l’attenzione dell’ente per regolamentare l’utilizzo della nuova piattaforma di Twitter.

Un altro problema si è reso palese pochi giorni fa quando ha avuto luogo il cosiddetto “match del secolo” tra i due pugili Pacquiao e Mayweather. I diritti dell’incontro erano stati acquisiti dalla HBO e dalla Showtime per essere trasmesso sui loro rispettivi canali criptati. La stessa sera, l’incontro era contestualmente visibile, oltre che sui canali che detenevano i diritti, anche su decine di streaming sull’app di Twitter e in modalità gratuita. La stessa Twitter è dovuta intervenire forzando la chiusura di quanti più stream possibili. Tuttavia, al di là del singolo caso, nasce un grosso problema di violazione dei diritti e di un controllo quasi impossibile.

Il potenziale di questo nuovo strumento è evidente: dalla democrazia partecipativa allo sviluppo di nuove tecniche di social marketing, dal controllo del territorio distribuito alla diffusione della conoscenza. Tuttavia, tutto questo ha un prezzo che però non per forza deve essere pagato sull’altare della libertà.

In questo contesto è indispensabile che gli utenti prendano una maggiore consapevolezza dei nuovi servizi, comprendendo in primo luogo, le loro potenzialità lesive, soprattutto in termini di diritti personali, e quindi delle conseguenze a cui vanno incontro. Non di menò però, si deve ledere il diritto all’informazione, soprattutto in un paese che è pervaso da un diffuso malaffare. La sfida in questo periodo è trovare il giusto tradeoff tra i due diritti e conciliare le esigenze dei vari settori.

di Luca Paolino