Quando la fiction si fa realtà. Da The Good Wife al coverage giornalistico della sparatoria al Tribunale di Milano

di Marica Spalletta

La quinta stagione di The Good Wifelegal drama statunitense incentrato sulle vicende personali e professionali di Alicia Florrick – segna l’uscita di scena di uno dei protagonisti principali della serie: l’avvocato Will Gardner, ucciso in un’aula di tribunale dai colpi di pistola sparati da un suo cliente, Jeffrey Grant.

La morte di Will segna un momento di svolta nella serie per vari e diversi motivi. In primo luogo, essa mette a nudo l’intrinseca fragilità di un personaggio – Alicia appunto – generalmente tratteggiato come forte, sicuro di sé, capace di navigare in sicurezza anche nel mare più agitato: dopo i tragici fatti, infatti, Alicia avverte (e manifesta a più riprese) il bisogno insaziabile di sapere, passo dopo passo, quello che è successo nell’aula in cui Will ha perso la vita, necessita di capire cosa possa aver spinto l’imputato a un gesto così folle e si chiede insistentemente se si poteva fare qualcosa per evitare questa tragedia.

Al tempo stesso, l’episodio segna anche un cambio di atteggiamento dei news media nei confronti della stessa Alicia, personaggio inizialmente “notiziabile” per il suo essere la moglie tradita del corrotto Procuratore della Contea di Cook e successivamente salito agli onori delle cronache per la sua fama di avvocato irreprensibile, così in contrasto con l’immagine del marito Peter. Dopo la morte di Will, i giornalisti iniziano infatti a chiedere insistentemente alla donna cosa Will abbia rappresentato per lei e quali siano i suoi sentimenti, le sue emozioni dopo la morte del suo amico e collega. Questo interesse non si placa neppure quando Alicia si candida a quello stesso ruolo di Procuratore un tempo rivestito da suo marito: per tutta la campagna elettorale e anche all’indomani delle elezioni, le interviste sovente si focalizzano sul suo rapporto suo Will, e in particolare sulle circostanze della sua tragica scomparsa.

La vicenda che abbiamo qui sommariamente riassunto rappresenta a nostro avviso un punto di partenza assai interessante per analizzare le modalità attraverso cui i news media italiani hanno raccontato la sparatoria che – nella giornata di giovedì 9 aprile – ha avuto luogo all’interno del Tribunale di Milano.

Ci sono infatti molte analogie tra fiction e realtà quanto alla “trama”, con l’imputato (il 57enne Claudio Giardiello) nel ruolo del carnefice e il suo avvocato difensore (ex avvocato, nel caso di una delle vittime, Lorenzo Alberto Claris Appiani) in quello di vittima. Rispetto all’episodio narrato in The Good Wife cambiano invece le modalità dell’aggressione: se nella fiction il gesto di Jeffrey Grant viene descritto come un raptus di follia (l’imputato si impossessa infatti della pistola non adeguatamente custodita da una delle guardie presenti in aula), le notizie pubblicate dai giornali in merito a quanto accaduto a Milano descrivono invece l’agire di Giardiello come ampiamente premeditato (l’uomo si sarebbe infatti recato armato a Palazzo di Giustizia con un intento criminoso ben definito e, una volta compiuta la strage, si sarebbe diretto a Vimercate per uccidere anche il suo ex socio Massimo D’Anzuoni).

È tuttavia sul versante della copertura giornalistica dell’evento che registriamo le più interessanti analogie tra fiction e realtà. Ed è altresì su questo versante che la serie creata da Robert e Michelle King ci offre dei significativi spunti di analisi. Se guardiamo infatti alle modalità con cui i principali quotidiani italiani – dal Corriere della Sera a la Repubblica, da La Stampa a Il Sole 24 Ore – hanno seguito la vicenda attraverso le rispettive edizioni on line, emergono chiaramente due diversi e condivisi plot narrativi.

Da una parte, infatti, si ravvisa un comune tentativo di ricostruire, in tempo reale, l’andamento dei fatti, la sequenza degli avvenimenti, i passi che l’omicida ha compiuto dal momento del suo ingresso a Palazzo di Giustizia fino alla sua cattura a Vimercate. Così facendo, i news media rispondono a un preciso interesse del pubblico (quell’esigenza di risposte che la stessa Alicia inizia a manifestare nel momento stesso in cui i colleghi le comunicano la tragica notizia della morte di Will) e compiono tale operazione utilizzando tutti gli strumenti (investigativi e narrativi) a loro disposizione. A conferma di ciò, nelle ore a ridosso immediato dell’evento a prevalere è il racconto dei fatti, che in questo caso assume il colore tipico della cronaca nera e si avvale di immagini, filmati, disegni in grado di consentire al lettore una più rapida e immediata acquisizione delle informazioni relative al cosa è accaduto.

Dall’altra parte, già a partire dal primo pomeriggio i toni del racconto giornalistico tendono ad assumere una sfumatura diversa e, accanto alla cronaca dei fatti, prendono forma i primi tentativi di analisi degli stessi: così facendo, il focus degli articoli si sposta dal cosa è accaduto al perché è accaduto. Questo shift va di pari passo con una netta inversione nella gerarchia dei valori-notizia: se novità e drammaticità sono infatti i news values cui si ispira la dimensione più cronachistica del coverage giornalistico, nel momento in cui si passa dalla cronaca all’analisi a prevalere è il valore-notizia dello human interest. Anche in questo caso registriamo una significativa analogia tra fiction e realtà. Dopo la morte di Will, i giornalisti chiedono infatti insistentemente ad Alicia un commento su ciò che la morte di Will rappresenta per lei, che in sé riassume il doppio ruolo dell’amica e della collega (il terzo ruolo, quello dell’amante, è sconosciuto alla stampa): essi cercano cioè di raccontare ciò che è accaduto attraverso quella lente di ingrandimento che, nel dizionario giornalistico, assume il nome di human interest, ovvero la carica di umanità che una notizia esprime o trasmette. Spostandoci nuovamente dalla fiction alla realtà, ora dopo ora il racconto giornalistico tende ad arricchirsi di interviste a coloro i quali erano presenti all’interno del Tribunale e che sono stati testimoni degli eventi, per non dire dello spazio riservato alle dichiarazioni di chi invece si considera un “miracolato” (su tutti, l’ex socio di Guardiello Massimo D’Anzuoni, assente in aula su consiglio del suo avvocato e per questo, a suo dire, scampato alla morte).

C’è infine un terzo punto di contatto interessante tra fiction e realtà, anche se meno marcato rispetto a quanto fin qui rilevato e soprattutto suscettibile di essere meglio approfondito man mano che, sui news media, la cronaca cederà definitivamente il passo all’analisi e al commento: il discorso relativo agli effetti sociali e politici del gesto, ovvero a tutto ciò che rientra nel “connesso con”. Da questo punto di vista, nel corso della giornata si è registrato un costante ampliamento dello spazio che le testate esaminate hanno dedicato alle dichiarazioni di soggetti politici e istituzionali: dal Governatore della Lombardia Roberto Maroni al Ministro della Giustizia Andrea Orlando, dal Presidente Anac Raffaele Cantone al Premier Matteo Renzi. In una prima fase, queste dichiarazioni si sono limitate a esprimere lo sconcerto e al tempo stesso la preoccupazione delle Istituzioni per la facilità con cui l’omicida è riuscito a entrare armato a Palazzo di Giustizia (mettendo così a nudo le gravi falle di un sistema di sicurezza che – come sottolineato dal Ministro Orlando in un suo tweet – ha provocato una «tragedia inaccettabile») e, come tali, esse sono state riportate sulle testate giornalistiche esaminate. Tuttavia, già sulle edizioni cartacee dei quotidiani esaminati in edicola nella giornata di venerdì 10 aprile, il commento giornalistico si intreccia con le dichiarazioni dei protagonisti, contribuendo a una maggiore focalizzazione del racconto sul cosa si poteva fare per evitare la strage e contestualmente sul cosa si deve fare per evitare che episodi simili si verifichino nuovamente. Non a caso, questa è una delle domande più ricorrenti alle quali Alicia Florrick è chiamata a rispondere durante tutta la sua campagna elettorale: i giornalisti le chiedono infatti certamente cosa intende fare per arginare la corruzione nella Contea di Cook, ma con la stessa insistenza le domandano in che modo intende evitare che si verifichino nuovamente episodi come quello che ha causato la morte di Will Gardner.

Ancora una volta, dunque, fiction e realtà vanno di pari passo, mostrando entrambe il difficile, e altrettanto nevralgico compito con cui i giornalisti devono quotidianamente confrontarsi, e il cui assolvimento rappresenta l’essenza stessa della professione e la chiave per la sua sopravvivenza in un’epoca in cui l’informazione tende a farsi sempre più disintermediata e diffusa: selezionare, gerarchizzare, interpretare i fatti così da consentire e garantire il passaggio dal mero racconto alla loro analisi, strategicamente funzionale alla formazione di un’opinione pubblica cosciente e, alla bisogna, critica.