Settimana europea 2015 – La gestione dello stress lavoro-correlato

L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha istituito, ed anche per quest’anno promuove, la Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro 2015.
In Italia  è prevista dal 19 al 23 ottobre e  fa parte della campagna Ambienti di lavoro sani e sicuri “Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro correlato” e terminerà il 16 marzo 2016 a Bucarest.
In questa campagna l’Agenzia invita tutti a partecipare e scoprire perché la prevenzione e la gestione dei rischi psicosociali è così importante sia per i lavoratori che per le imprese, per i servizi sanitari ed assicurativi,  nonché quelli sanitari e di  politica  economica ( costi diretti ed indiretti della mancanza di benessere, sia preventivi che riparativi).
Il compito fondamentale della campagna 2014–2015 “Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro correlato”, è sensibilizzare sulla tematica dello stress e dei rischi psicosociali sul posto di lavoro e incoraggiare i datori di lavoro, i dirigenti, nonché i lavoratori e i loro rappresentanti, a collaborare per la gestione di tali rischi.
Che cosa sono i rischi psicosociali e lo stress?
I rischi psicosociali derivano da inadeguate modalità di progettazione, organizzazione e gestione del lavoro e da un contesto lavorativo socialmente mediocre e possono avere conseguenze psicologiche, fisiche e sociali negative, come stress, esaurimento o depressione connessi al lavoro. Alcuni esempi di condizioni di lavoro che comportano rischi psicosociali sono:

  • carichi di lavoro eccessivi;
  • richieste contrastanti e mancanza di chiarezza sui ruoli;
  • scarso coinvolgimento nei processi decisionali che riguardano i lavoratori e mancanza di influenza sul modo in cui il lavoro viene svolto;
  • gestione inadeguata dei cambiamenti organizzativi, precarietà del lavoro;
  • comunicazione inefficace, mancanza di sostegno da parte dei colleghi o dei superiori;
  • molestie psicologiche e sessuali, violenza da parte di terzi.

Quando si considerano le richieste lavorative, è importante non confondere i rischi psicosociali, come un carico di lavoro eccessivo, con condizioni stimolanti, sebbene talvolta impegnative, in cui esiste un ambiente di lavoro che dà sostegno e i lavoratori sono correttamente preparati e motivati a utilizzare al meglio le loro capacità. Un buon ambiente psicosociale consente di promuovere il miglioramento delle prestazioni, lo sviluppo personale e il benessere fisico e mentale dei lavoratori.
I lavoratori soffrono di stress quando le richieste della loro attività sono eccessive e più grandi della loro capacità di farvi fronte. Oltre ai problemi di salute mentale, i lavoratori sottoposti a stress prolungato possono sviluppare gravi problemi di salute fisica come le malattie cardiovascolari o i disturbi muscoloscheletrici.

Per le imprese gli effetti negativi possono essere una scarsa redditività complessiva, un maggiore assenteismo, il presenteismo (le persone continuano ad andare a lavorare quando sono malate e non possono essere efficienti) e un aumento dei tassi di incidenti e infortuni. Le assenze tendono ad essere più lunghe di quelle dovute ad altre cause e lo stress lavoro-correlato può contribuire ad aumentare i tassi di prepensionamento. I costi per le imprese e la società sono considerevoli e vengono valutati in miliardi di euro a livello nazionale.
Tutte   problematiche che, uno studente che ha come obiettivo una ipotesi di carriera come quadro o dirigente, deve assolutamente conoscere. Tanto più se  studia con un’ottica economico-sociale  internazionale e focalizzato a cambiamento del lavoro livello europeo.
Qual è l’entità del problema? Cosa si può fare per prevenire e gestire i rischi psicosociali?
A queste principali domande  ed ad altre emergenti tenterà di dare una prima risposta il Seminario di due giorni   che si terrà dal 23/10/2015 a Milano.
Il problema è così importante che il 13 Consiglio della CES (Confederazione Europea dei Sindacati) svoltosi a  Parigi qualche mese fa ha trattato proprio questo argomento.

di Gianmichele Bonarota
Docente di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni