Social media week tra education e nuove forme di socioimmaterialità

Con il termine “education”, nella cultura anglosassone, si indica il macrosistema educativo che si compone di tre sottosistemi tra loro strettamente inteconnessi e comunicanti: istruzione-formazione-lavoro i quali sono oggi fortemente e direttamente interrogati dalle sfide poste dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. La tecnologia è una produzione della società che entra in stretta relazione con gli spazi e le occasioni di apprendimento formale, non formale e informale. Gli oggetti non sono neutri, possono migliorare i processi o possono essere disfunzionali quando s’interrompono, sono disallineati rispetto ai processi, sono arretrati o disfunzionali.
I nostri percorsi di apprendimento proliferano di materialità, di cui le tecnologie sono parte. Tuttavia, nessuna dimensione della materialità è autonoma. Essa vive sempre in maniera interconnessa con altri oggetti che Latour definisce “umani” (con riferimento alle persone) e “non umani” (con riferimento a ogni sorta di dispositivo materiale e immateriale che utilizziamo ai nostri scopi). Lo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) ridisegna radicalmente il quadro delle relazioni “socioimmateriali” in cui viviamo, modificando spazi, relazioni sociali, rituali, meccanismi di accesso e di esclusione, ridenfinendo confini, e così via. Le tecnologie, infatti, (materiali e immateriali) rappresentano un’estensione dell’uomo, utile a modificare l’ambiente e gli spazi di rappresentazione della realtà (visibile e invisibile) e, per questa via, consentono di governare con maggiore efficacia e minori sforzi la nostra comprensione della realtà e la relativa azione di intervento. A questo proposito è molto interessante il contributo di Nicholas Carr (2011) sul modo in cui la rete influenza le nostre capacità mentali. Secondo l’autore le tecnologie possono essere suddivise in quattro gruppi in funzione alle conseguenze che esercitano su di noi e sul nostro ambiente: potenziamento delle nostre abilità fisiche (aratro, automobile, gru); estensione della capacità sensoriale (microscopio, cannocchiale, amplificatore); modificazione degli spazi naturali (dighe, colture, ogm); potenziamento delle nostre capacità intellettuali (orologio, carta geografica, web). Ogni tecnologia modifica le nostre capacità manuali o mentali. Nondimeno, se nel caso dei primi tre gruppi il mutamento è consapevole ed evidente, rispetto alle tecnologie che inflenzano la sfera intellettuale e cognitiva non siamo ancora in grado di definirne chiaramente tutte le conseguenze ma ci rendiamo conto come siano interessate da questo processo l’attenzione, la creatività, l’overload informativo, la compromissione della privacy e della sicurezza, la dimensione emotiva e relazionale ecc..
A partire da queste premesse, in un percorso riflessivo che parte dalle sfide poste dalle ICT e dai social media ai percorsi di apprendimento formali, non formali e informali, si possono osservare contaminazioni, opportunità e rischi delle pratiche emergenti, attraverso l’esame di casi concreti.
Con il tema su I social network nella didattica si fa riferimento in genere alla difficoltà dei sistemi educativi tradizionali a incorporare le nuove tecnologie nelle pratiche didattiche e professionali quotidiane. La scuola appare ancora largamente permeata dalla sociomaterialità della tradizione che si esprime nell’organizzazione degli spazi, dei tempi, degli arredi, delle dotazioni, e in una certa difficoltà a lasciarsi trasformare dalle opportunità emergenti. Ma non mancano esperienze (come Il simulatore d’incendi boschivi di Castel Volturno) dove  la creazione di ambienti virtuali immersivi consente di sviluppare apprendimento ed esercitare la pratica all’interno di attività situate, seppure virtualmente, e che non sarebbe possibile replicare concretamente.
Tuttavia, le tecnologie modificano anche lo spazio dell’apprendimento individuale, aprendo la via a nuove configurazioni relazionali dove la conoscenza diventa oggetto di scambio e di opportunità nel quadro di sviluppo delle Open Educational Resources che aprono una serie di rilevanti sfide e interrogativi strategici ai sistemi educativi tradizionali, dischiudendo, al contempo, la via a nuove realtà, rese possibili dalla formazione a distanza, come nel caso Cervellotik.
Nello scenario della crisi economica globale il web rappresenta senz’altro una delle opportunità di maggiore interesse del nostro tempo, sia per le sue impicazioni di sviluppo economico, sia per il valore educativo e culturale, ponendosi al crocevia del fertile incontro tra cultura, scrittura digitale, spazi di business innovativo e sviluppo di comunità. A metà tra edutainment ed educazione al patrimonio artistico-culturale, come ad esempio il caso Mapcast, si delineano inusitate possibilità di fare “rete” tramite la “rete”, per proporre, attraverso l’educazione al patrimonio culturale, quella non più eludibile educazione interculturale, fondata sul riconoscimento e sul rispetto dei diversi patrimoni simbolico-culturali che determinano le nostre “identità planetarie” nel mondo globalizzato. Ma tali “identità planetarie” vanno educate; per questa ragione è necessario educare  alle distorsioni d’uso connesse ai temi del cyberharassment, cyberbullying e cyberstalking, e richiamare la responsabilità etica e soggettiva con cui ciascuno si deve misurare nel web. Se dunque è vero che la rete può essere una risorsa per il soggetto e per la comunità è anche vero che non possiamo ignorare la necessità di un’ducazione in grado di preparare la persona alla dimensione social. E in questo processo di chiarificazione e avvicinamento alle ICT e all’uso dei Social, le agenzie educative acquisiscono un ruolo centrale. A loro è chiesta un’assunzione di responsabilità non più rinviabile. Non è sufficiente che una persona sappia navigare in rete e usare i Social Network. E’ indispensabile entrare nel merito, educando nei modi, fornendo indicazioni per non incappare in pericoli, come soggetti agenti, responsabili del proprio agire online e offline.
Affrontare il tema delle ICT e dei social media nelle sue ricadute educative mostra che la questione non può essere risolta banalmente in termini tecnologici (avere o non avere le tecnologie e l’accesso ad esse), bensì deve essere assolutamente rivalutato e considerato il fattore umano, relazionale e sociale veicolato all’interno di tali ambienti tecno-sociali, nevralgici per la società della conoscenza. A fronte del deciso ritardo italiano su questi temi, evidenziato da tutti i rapporti nazionali e internazionali, si registrano interessanti spazi di innovazione e sperimentazione che possono divenire volano di un cambiamento culturale ormai non più rinviabile.

di Stefania Capogna