I social network nella didattica

Vivere il processo di insegnamento-apprendimento attraverso l’uso quotidiano degli strumenti offerti dalla rete è un passo importante per aprirsi ai molteplici scenari messi a disposizione da una realtà digitale articolata e complessa. Essere disposti al cambiamento e porsi nella condizione di sperimentare i Social Network nella propria pratica didattica quotidiana vuol dire impossessarsi di una nuova visione dell’Educazione. L’obiettivo di sviluppare negli studenti quelle competenze sociali definite dai documenti europei come irrinunciabili per sentirsi cittadini del proprio tempo, rappresenta il fine a cui puntare, impiegando però quegli stessi strumenti che una società come quella attuale, altamente tecnologica, propone e gestisce.
Tuttavia, l’introduzione di nuovi strumenti digitali nella didattica rischia di modificare radicalmente l’approccio, se non si comprendono le potenzialità e le logiche ad essi sottese. L’accesso dei social media nella progettazione di percorsi formativi deve far pensare ad una modalità estesa della didattica. Deve contribuire a creare un nuovo modo di fare didattica: inclusivo e capace di mediare le potenzialità degli strumenti. Se si trae valore dalla tesi che “non c’è apprendimento senza emozione”, allora per acquisire nuovi saperi dobbiamo sentirci partecipi. Negli anni diverse sono state le ricerche che hanno avuto come campo di indagine i social media nell’educazione. A tale proposito, per citarne qualcuna, secondo l’indagine EDU TECH, il 40% dei docenti dichiara che il web favorisce l’interazione con gli studenti, diventando sempre di più uno strumento indispensabile per lo sviluppo della loro competenza; mentre di contro quasi il 30% degli insegnanti afferma che internet non aiuta a fare il docente, essendo una perdita di tempo e un pericolo per la serietà della ricerca didattica. Risultati importanti sono arrivati anche da studi internazionali che suggeriscono l’uso dei social network nella didattica. Chiaramente è necessario sperimentare sul campo quale è il valore aggiunto offerto dall’impiego dei più noti Social Network nel processo di insegnamento-apprendimento e/o di quelli dedicati, presenti in letteratura. Ciò che rappresenta un valido aiuto al lavoro dei docenti è il fatto che questi ambienti social siano: facili da usare; multidirezionali o bidirezionali; permettano di condividere le lezioni sotto forma non solo di testo, ma anche di video, link, di commentare on line, inviare e/o ricevere feedback, cercare risorse, interagire, e così via. Molte ricerche mostrano che ricadute positive si possono avere anche in termini di apprendimento degli studenti; nello specifico è maturata nel tempo l’idea secondo cui i social media offrono forme migliori di coinvolgimento educativo che risultano interessanti per diversi tipi di discenti. Infatti, gli educatori sono sempre più convinti che i social media avrebbero la capacità di consentire ai discenti di impegnarsi in forme di apprendimento e impegno individualmente più significative e pubblicamente più rilevanti rispetto al passato. Da qui il richiamo al paradigma pedagogico del costruttivismo. La partecipazione di tutti gli studenti alla costruzione di conoscenza in rete viene vista, infatti, come strettamente allineata con i principi generali dell’apprendimento e ciò rende l’apprendimento stesso un processo intrinsecamente sociale che avviene al meglio in presenza di interazioni fra gruppi di discenti coinvolti nella creazione e nell’uso di contenuti. Tuttavia, perché si possa lavorare seriamente sul valore aggiunto dato dall’impiego dei social media nella didattica, soprattutto in termini di valutazione di competenze digitali, la condizione necessaria, ma non sufficiente è senza dubbio quella che i docenti abbiano una conoscenza di concetti fondamentali quali: media competence, media literacy, media skill. La competenza mediale, tema importante nelle riflessioni pedagogiche di questi anni, e declinato nella letteratura internazionale di riferimento con il termine di media competence, non è altro che la capacità del soggetto di muoversi nel mondo digitale. Per Varis con media literacy si intende l’approccio secondo il quale i soggetti sanno leggere e scrivere i media, in una parola: li capiscono, li sanno analizzare in chiave critica e progettare. Possedere una media literacy presume alla base specifiche abilita operative (skill), quali ad esempio accedere alle risorse mediali (immagini, parole, suoni), analizzarle e interpretarle. Si tratta di un saper fare limitato e con una connotazione prettamente operativa. Con media skill ci si riferisce, dunque, al saper comunicare e apprendere in ambienti d’apprendimento virtuali. Ci si riferisce dunque ad una pratica non autoriflessiva, non autoregolata e che non deriva da una rappresentazione consapevole di una situazione che guida alla scelta di strategie dedicate. Chi ha una skill può solo utilizzarla, chi ha una competence può sviluppare tante skill quante sono le situazioni-problema che si trova ad affrontare. Adottando il termine competence in luogo di skill e literacy, viene enfatizzato quindi il ruolo intenzionale, attivo, riflessivo e consapevole del soggetto nel rapporto con i media e l’importanza delle sue rappresentazioni nel determinarne le strategie di azione.
Sulla base di queste premesse, ciò che è certo è che alla comunità educativa spetta il ruolo più importante: modellare lo sviluppo dei social media così come vengono usati “sul terreno” dei contesti educativi.
Gli insegnanti non possono più ignorare le nuove competenze richieste dalla società della conoscenza nella quale siamo immersi, perché altrimenti, corrono il rischio di limitare i discenti, nati in un’altra epoca, al proprio ed unico insegnamento e di conseguenza far diventare la scuola ai loro occhi qualcosa di irrilevante rispetto alla loro vita quotidiana.

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di Stefania Nirchi

Prof.ssa di Linguaggi dei media e competenze digitali

Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale

Dipartimento di Scienze della Comunicazione