Stoccolma e l’imprevedibile

stoccolmaQuasi quotidianamente assistiamo all’imprevedibile che si fa reale. L’ultimo episodio accaduto a Stoccolma ci dovrebbe far riflettere sul nostro bisogno di ritornare alle complessità del “fattore umano”, prima di limitarci a gridare a qualche religione “maledetta” che ci vuole cancellare dalla Storia. 

 

Dio, comunque “declinato”, non c’entra con la evidente degenerazione del fattore umano;  Dio non vuole stragi di innocenti ma l’uomo che si pensa dio forse pensa, come qualcuno pensò nel ‘900 peggiore, che la verità possa incarnarsi nel “qui e ora”, eterno presente. In questa follia, che ci fa perdere il senso del limite, tutto diventa possibile. 

 

Stoccolma, come molte altre città negli ultimi tempi, ha provato il “male banale”. Come rispondiamo a tutto questo? Di fronte all’imprevedibile che travolge la nostra vita quotidiana, ci basta l’approccio securitario? Non è forse necessario che le famiglie, le scuole, le università e i luoghi di cultura e di aggregazione si impegnino a studiare e a conoscere ciò che siamo e ciò che stiamo diventando?

 

Non possiamo più trascurare, infatti, l’importanza strategica del fattore umano. È venuto il tempo, ed è ben evidente agli occhi di chi vuole vedere, di fermarsi, ripensarsi, problematizzarsi, relativizzarsi; è venuto il tempo di un “progetto di civiltà”, di cogliere la sfida tra umano e disumano. È venuto il tempo, infine, di provare a rispondere alla domanda: siamo entrati in un’era post-totalitaria o ci stiamo affacciando su un’era pre-totalitaria? 

 

Di Marco Emanuele

Docente dell’Università degli Studi Link Campus University