Suicidi per motivazioni economiche

950X400-SUICIDILINK-LAB: Il laboratorio di ricerca socio-economica dell’Università degli Studi Link Campus University di Roma

 

SUICIDI PER MOTIVAZIONI ECONOMICHE: 189 CASI NEL 2015,
IN CALO NEL SECONDO SEMESTRE.

L’OSSERVATORIO DI LINK CAMPUS UNIVERSITY: È LA PRIMA LIEVE INVERSIONE
DI TENDENZA NEGLI ULTIMI 4 ANNI, MA IL QUADRO RIMANE DRAMMATICO.
628 I SUICIDI TRA IL 2012 E IL 2015, IN MEDIA UNO OGNI DUE GIORNI

 

  • 628 i suicidi per crisi economica tra il 2012 e il 2015; 189 i casi nel 2015 (-12 episodi rispetto al 2014)
  • Con 68 casi il secondo semestre 2015 torna a livelli inferiori del 2013
  • 135 tentati suicidi segnano nel 2015 il record negativo degli ultimi 4 anni
  • Aumenta l’incidenza tra le donne: 14 casinel 2015 (3 nel 2012, 5 nel 2013)
  • Si abbassa la fascia d’età: under 35 in doppia cifra (11,2%) e 35-44 in crescita (25,4%)
  • Nord-Est resta l’area geografica più colpita (29,6% nel 2015). In continuo aumento anche i casi nel Sud (oggi oltre 1/4 del totale)
  • Tra il 2014 e il 2015 risale la percentuale degli imprenditori (da 40,3% a 46,1%), dei lavoratori dipendenti (da 5,5% al 14,8%) e dei pensionati (da 0,9% al 2,6%). In calo invece i disoccupati (dal 48,3% al 34,9%)

 

IL QUADRO COMPLESSIVO

(Roma, 11 marzo 2016). Si attenua il dramma dei suicidi per cause economiche nel 2015, che con 189 casi ferma il bilancio a meno 12 episodi rispetto al 2014. Stando ai dati dell’Osservatorio “Suicidi per crisi economica” della Link Campus University di Roma, è la prima volta in 4 anni che si registra una, seppur lieve, inversione di tendenza. Dopo un primo semestre allarmante (il peggiore dal 2012, con 121 episodi), tra luglio e dicembre i casi di suicidio sono stati 68, contro gli 86 dello stesso periodo 2014. Ma se il dato si allinea poco sotto le cifredel 2013 (73 episodi nel secondo semestre), sono ancora lontani i livelli del 2012 (25 casi tra luglio e dicembre), anno in cui è iniziata l’escalation e a partire dal quale si contano complessivamente 628 suicidi da imputare alla crisi. E a stemperare l’ottimismo nella rilevazione dell’inizio di un nuovo trend positivo intervengono anche i numeri sui tentati suicidi. Sono stati infatti ben 135 i casi registrati dall’Osservatorio tra gennaio e dicembre dello scorso anno, record negativo degli ultimi 4 anni.

“I complessivi 628 suicidi per motivazioni economiche – commenta il sociologo Nicola Ferrigni, direttore dell’Osservatorio sui suicidi dell’Università degli Studi Link Campus University e autore dello studio – traducono uno stato di incertezza diffuso nella società contemporanea che provoca a sua volta paura, angosce esistenziali e inquietudini che diventano terreno fertile per i suicidi. Tuttavia, se è vero quello che sosteneva il premio Nobel per l’economia Kenneth Arrow, ossia che la fiducia è l’istituzione invisibile che regge lo sviluppo economico, fa sperare l’indice di un nuovo clima di fiducia dei consumatori rilevato il mese scorso dall’Istat, pari a 118,9 punti, il livello più alto dall’inizio delle serie storiche. Un dato, quest’ultimo, che – conclude Ferrigni – potrebbe spiegare l’andamento del numero dei suicidi, soprattutto nel secondo semestre del 2015”.

Sesso e semestre1

GEOGRAFIA: POLARIZZAZIONE NORD-EST – SUD

Se nel 2013 il fenomeno era caratterizzato da una certa uniformità geografica, i numeri dello scorso anno confermano i trend già osservati nel 2014, con Nord-Est (29,6% sul 25,9% del 2014) e Sud (27,5% nel 2015, quasi il doppio del 14,6% del 2012) in crescita, e una contrazione dei casi nelle aree di Nord-Ovest (19%), Centro (18,1%) e Isole (5,8%). Su scala regionale, la maglia nera va al Veneto (18,6% dei casi), seguito da Campania (12,6%, detiene anche il primato dei tentati suicidi) e Lombardia (9,4%).

Area geografica1

Regione1

IN AUMENTO IMPRENDITORI, DIPENDENTI E PENSIONATI

Torna a salire il numero degli imprenditori, che l’anno scorso hanno rappresentato il 46,1% dei suicidi per condizione economica (contro il 40,3% del 2014), così come è quasi triplicata la quota che fa capo ai dipendenti che si tolgono la vita (14,8% contro il 5,5% nel 2014), al terzo posto nella classifica per condizione professionale e seguiti dai pensionati (in crescita dallo 0,9% al 2,6%). Riscendono invece al secondo gradino i disoccupati (34,9%, in diminuzione sul 48,3% dell’anno precedente), che sono protagonisti tuttavia di più della metà dei tentati suicidi (211 casi su 384).

 

Condizione professionale1

SEMPRE PIÙ GIOVANI, AUMENTA L’INCIDENZA TRA LE DONNE

Preoccupa l’abbassamento dell’età: rispetto al 2014, infatti, nel 2015 è aumentata dal 4% al 9,1% la quota dei suicidi commessi dai giovani tra i 25-34 (più che raddoppiati), e raggiunge la doppia cifra se si considera l’intera fascia under 35 (11,2%). Mantiene il triste primato la fascia 45-54 anni (che nel 2015 passa dal 36,3% al 28%), seguita da quella 35-44 (25,4%, trend in crescita) e 55-64 (22,2%).

Si conferma la dimensione prettamente maschile del fenomeno (92,6%), ma non sfugge sul lungo periodo l’aumento dell’incidenza anche nella popolazione femminile. Nel 2015, così come nel 2014, sono state 14 le donne che si sono tolte la vita per ragioni economiche, contro i 3 casi del 2012 e i 5 del 2013. Il dato appare ancor più significativo se si valuta anche la progressione dei tentati suicidi, che passano dai 10 del 2012 ai 14 del 2013 e 2014, fino ai 32 dello scorso anno.

Classe detà1

Note metodologiche

L’Osservatorio sui suicidi è uno studio avviato nel 2012 dall’Università degli Studi Link Campus University di Roma attraverso il laboratorio di ricerca socio-economico Link Lab, diretto dal sociologo professor Nicola Ferrigni. L’Osservatorio si basa su un lavoro quotidiano di analisi della rassegna stampa dei principali quotidiani nazionali e locali, tg, programmi di approfondimento, spacci di agenzie, verifiche telefoniche alle autorità locali ecc.

Tale metodologia di ricerca è la più adottata in tutte le ricerche sociali (si pensi agli omicidi domestici o familiari) in assenza – come avviene in questo caso – di rilevazioni statistiche a cura dell’Istat o degli uffici giudiziari a livello nazionale e periferico.

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