Terrorismo e intelligence UE: quadro attuale e possibili evoluzioni 

 
Dopo i sanguinosi attentati di Bruxelles sono riecheggiate, attraverso gli organi d’informazione, richieste, provenienti soprattutto dal mondo politico, relative alla creazione di un’intelligence comune europea. L’Unione europea, tuttavia, dispone già di una rete di analisi per il contrasto al terrorismo e al crimine violento. Il potenziamento di questa struttura è stata discussa dai ministri degli Affari Interni dei Paesi UE nel novembre scorso, dopo gli attentati che colpirono Parigi. Ecco perché il dibattito su un’agenzia di intelligence europea rischia, se affrontato superficialmente, di risultare sterile o perfino controproducente. 

Il dibattito sulla sicurezza dopo Bruxelles

I due più sanguinosi attentati di matrice islamista che recentemente hanno colpito l’Unione europea (Parigi, 13 novembre 2015, e Bruxelles, 22 marzo 2016) sembrano avere avviato un dibattito circa l’esigenza di procedere alla creazione di un sistema di intelligence unificato per tutti i Paesi membri. All’interno di questa dialettica, che, almeno dai fatti di Parigi, di volta in volta riecheggia sui mass media, interessando le opinioni pubbliche europee, la vulgata più diffusa affermerebbe che vi siano due diverse istanze antitetiche: da un lato l’esigenza di limitare le libertà individuali al fine di salvaguardare la sicurezza dei cittadini e dall’altro quella di chi, persuaso dell’inviolabilità sacrale di tale principio, ritiene invece che le prime non debbano essere sacrificate sull’altare della seconda. Osservando più da vicino le complesse reti istituzionali dell’Unione europea si può tuttavia notare come esista già una struttura d’intelligence a livello comunitario. Accanto a intelligence nell’Unione europea (quelle dei singoli Stati membri), convive, infatti, anche un’intelligence dell’Unione europea (con funzioni di coordinamento transnazionale), la quale, come ricordato nello studio European Security and Defence Policy. The First Ten Years (1999-2009), pubblicato nel 2009 dall’Unione europea, affonda le sue radici nel 1998, quando, con la Dichiarazione di St. Malo, fu lanciata l’idea di una European Security and Defence Policy (ESDP).

L’intelligence dell’Unione europea

Una tappa significativa nel percorso verso un’intelligence unificata per gli Stati UE fu rappresentata, nel giugno 2004, dalla proposta, rivolta dall’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza (High Representative for Common Foreign and Security Policy –CFSP, o Politica Estera e di Sicurezza Comune -PESC) Javier Solana, al Consiglio dei ministri degli Interni dei Paesi UE circa l’opportunità di implementare la collaborazione nel campo della sicurezza tra istituzioni dell’Unione. La proposta di Solana era contenuta nel rapporto sul terrorismo e la cooperazione nell’intelligence presentato al Consiglio Giustizia e affari interni (GAI) dell’UE. I principali contenuti suggeriti da Solana citavano la possibilità di incrementare le sinergie, soprattutto, tra due organismi: l’UE Joint Situation Centre (SITCEN), creato nel 2002, e l’European Police Office (EUROPOL), di cui attuale direttore è Rob Wainwright, proveniente dalle fila dell’intelligence britannica. Nel 2007 il SITCEN sviluppò rapporti di collaborazione con il Direttorato per l’Intelligence del Military Staff dell’UE (EUMS), mentre con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona (1° dicembre 2009) passò sotto l’autorità del CFSP/PESC. Un altro passaggio fu, il 1° gennaio 2011, il trasferimento all’interno dell’European External Action Service (EEAS, il Corpo Diplomatico dell’UE), in qualità di Direttorato, composto da due uffici: Analysis Division e General and External Relations Division. Nel marzo 2012 cambiò nome, divenendo l’EU Intelligence Analysis Centre (EU INTCEN). Lo strumento giuridico su cui si fondano le basi legali di EUINTCEN è rappresentato dalla Decisione del Consiglio dell’Unione europea del 26 luglio 2010. Oggi, EUINTCEN svolge funzioni di intelligence civile per l’UE, fornendo analisi per i rappresentati degli organismi esecutivi di Bruxelles (dove ha sede) sotto la guida (dal febbraio 2011) di Ilkka Salmi, esperto di controspionaggio e già direttore (dicembre 2007) del Finnish Security Intelligence Service (Supo).

Contrasto al terrorismo

Queste, molto in sintesi, le principali architravi del sistema di intelligence dell’Unione. Ad esse si affianca un’altra agenzia prettamente deputata allo studio e alla pubblicazione di ricerche attinenti  alle questioni della sicurezza e della difesa: l’European Union Institute for Security Studies (EUISS), con sede a Parigi e un ufficio di collegamento a Bruxelles, creato nel 2002 e anch’esso posto sotto egida CFSP/PESC. Completa il quadro, il Coordinatore Antiterrorismo dell’UE, figura istituita in seno al Consiglio dell’Unione, all’indomani degli attentati che l’11 marzo 2004 colpirono Madrid. Dal 19 settembre 2007, questo incarico è ricoperto dal belga Gilles de Kerchove, il cui mandato prevede la supervisione degli strumenti UE esistenti, il coordinamento tra questi e il Consiglio e la comunicazione, anche con Paesi terzi. L’impegno strategico dell’UE nel contrasto al terrorismo si basa su quattro pilastri: prevenzione, protezione, perseguimento e risposta alle situazioni di crisi ed emergenza. La capacità di monitoraggio di fenomeni potenzialmente in grado di portare minacce alla sicurezza dell’UE può inoltre avvalersi di attività IMINT (Imagery Intelligence), grazie all’European Union Satellite Centre (SatCen), creato nel 2001 con sede a Torrejon (Spagna). Sul piano dell’azione prettamente giuridica, il quadro è completato dall’European Judical Network (EJN) e da Eurojust (l’agenzia europea che si occupa della cooperazione nel campo della giustizia), i cui compiti, rispetto al tema specifico della lotta al terrorismo, sono stati tratteggiati in una Comunicazione della Commissione Europea al Consiglio e al Parlamento europei del 23 ottobre 2007.

La Relazione UE del 30 novembre 2015

Già dopo gli attentati di Parigi era nata all’interno dell’UE una discussione relativa all’adeguamento della strategia per il contrasto comune al terrorismo. In particolare, il Consiglio straordinario GAI del 20 novembre 2015 aveva deliberato su alcune linee d’intervento, concordando sulla necessità di attuare i contenuti della Dichiarazione del Consiglio europeo sulla lotta al terrorismo del 12 febbraio 2015. Tra i punti discussi, notevole importanza aveva assunto la questione PNR (Passenger Name Record), concernente la creazione di un registro dati passeggeri raccolti e conservati nei sistemi di prenotazione delle compagnie aree civili. Altro aspetto messo in risalto era stato il tema dello scambio di informazioni. A questo riguardo, la Nota sullo stato di attuazione della dichiarazione del Consiglio europeo sulla lotta al terrorismo del 12 febbraio 2015, stilata (30 novembre 2015, n. 14734/15) dal Coordinatore Antiterrorismo UE, aveva messo in luce come solo quattordici Stati membri avessero collegato le proprie autorità antiterrorismo alla Secure Information Exchange Network Application (SIENA) di EUROPOL, definita “piattaforma chiave”. La Nota evidenziava altresì come fosse “esiguo lo scambio di informazioni e di intelligence sui reati di terrorismo”, benché nell’ottobre 2015 fosse “stata creata, nell’ambito SIENA, un’area riservata alle autorità antiterrorismo” nazionali, spiegando che al 13 novembre 2015 unicamente “quattordici Stati […] UE, cinque parti terze e Interpol” avessero registrato nell’EUROPOL Information System (EIS) 1.595 combattenti terroristi stranieri. Ulteriori problematiche citate nella Nota, erano relative alle prassi d’uso, non (ancora) uniformate, di un nuovo strumento, il SIS II (Schengen Information System, di seconda generazione), il cui utilizzo, per l’inserimento delle segnalazioni dei combattenti terroristi stranieri, veniva indicato come “ancora inadeguato”. Un significativo punto debole era rappresentato anche nella “mancanza di un accesso automatizzato […] al SIS II da parte di Europol”, perché i “diritti di accesso di Europol sono limitati alla verifiche manuali effettuate caso per caso. Ciò significa che non è possibile il controllo incrociato […] del SIS II con le banche dati di Europol”. Per rimediare a questa situazione “il 20 novembre 2015, il Consiglio ha invitato la Commissione a presentare una proposta legislativa per cambiare tale situazione”.

Internet e (contro)propaganda

Il controllo del cyberspazio è uno dei settori strategici per la prevenzione della radicalizzazione e per l’attuazione di quella che la Nota dell’Antiterrorismo UE definiva contro narrazione rispetto alla propaganda violenta dei gruppi jihadisti sulla Rete. In tal senso, l’UE dispone di tre principali strumenti: l’Unità di Segnalazione su Internet di EUROPOL, istituita il 1° luglio 2015, (IRU – Internet Refferal Unit to combat terrorist and violent propaganda), il gruppo di consulenza per le comunicazioni strategiche per la Siria, (Paese critico soprattutto per la possibilità che tra i profughi si nascondano islamisti e potenziali “foreign fighters” con passaporti contraffatti), SSCAT (Syria Strategic Communication Advisory Team) e la Rete di sensibilizzazione al problema della radicalizzazione (RAN –Radicalisation Awareness Network). Significativa è l’interazione tra istituzioni UE e settore privato attraverso il progetto di partenariato “Forum” concepito, e incluso nel più vasto ambito della European Agenda on Security, per valutare i canoni attraverso cui conseguire una maggiore efficacia nel monitoraggio e nelle rimozione di contenuti terroristici nella Rete, con particolare riguardo alla propaganda via Web di Daesh.

Prospettive per il futuro

Tra i punti indicati nel Consiglio straordinario GAI del 20 novembre 2015 era inclusa la creazione di un European Counter Terrorist Centre (ECTC). Il nuovo organismo è stato presentato il 25 gennaio scorso e posto sotto l’autorità di EUROPOL. Gli Stati UE si erano inoltre impegnati a rafforzare i controlli nell’area Schengen, soprattutto attraverso una maggiore interazione tra SIS II, Interpol, VIS (Visa Information System), Eurojust, polizie nazionali, da un lato, Frontex (l’agenzia UE per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne, fondata nel 2005, con sede a Varsavia) ed EUROPOL, dall’altro. Previsto anche il potenziamento dell’European Criminal Records Information System (ECRIS), in maniera tale da creare un efficiente scambio di informazioni sulle condanne penali tra gli Stati membri, con la previsione di estendere la copertura anche a Stati terzi. Maggiormente dibattuta, invece, è risultata essere la questione relativa al PNR. La querelle si trascina in seno alle istituzioni UE sin dal febbraio 2011, quando la Commissione Europea produsse una Proposta di Direttiva (C7-0039/11) sull’uso dei dati del codice di prenotazione con finalità anti terroristiche e per il perseguimento penale di reati gravi. La Francia preme affinché venga definitivamente accolta. Parigi lo ha ribadito ancora dopo gli attentati di Bruxelles, attraverso il suo Primo Ministro, Manuel Valls, che, parlando dalla Commissione europea, aveva sollecitato il Parlamento europeo ad approvare la direttiva in merito. L’UE prevede inoltre di intensificare la strategia di prevenzione e contrasto al terrorismo con i Paesi dell’area MENA (Middle East and North Africa), in particolare Libano, Giordania, Turchia, Iraq, Algeria, Marocco e regione balcanica, tutte zone definite nel rapporto dell’autorità Antiterrorismo come “destabilizzate dall’ascesa di Daesh”. La Nota dell’Antiterrorismo UE identificava Daesh come il prodotto di due fattori: “i fallimenti politici in Iraq e il conflitto in Siria tra il regime e l’opposizione”, affermando che il contrasto allo Stato Islamico (in Medio Oriente) “richiederà il pieno coinvolgimento di forze che saranno riconosciute come liberatrici: gli arabi sunniti”. Secondo tale analisi, in Iraq, l’UE “dovrebbe […] sostenere il primo ministro Abadi”, mentre in Siria dovrebbe “continuare a sostenere […] gli sforzi profusi dalle Nazioni Unite […] nonché valutare la possibilità di una maggiore assistenza a favore dell’opposizione nelle zone liberate”. Il dibattito sulle sfide poste dal terrorismo internazionale, peraltro, è un processo dialettico in continua evoluzione all’interno dell’UE. Lo dimostrano le iniziative dell’European Intelligence and Security Informatics Conference (EISIC), che i prossimi 17, 18, 19 agosto ad Uppsala (Svezia), per il sesto anno consecutivo, organizzerà un simposio con esperti internazionali sui temi del contro terrorismo e delle scienze criminologiche.

di Roberto Motta Sosa