Didattica a distanza al tempo del Covid-19. La ricerca

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Il 20 maggio 2020 il centro di ricerca DITES della Link Campus University, in collaborazione con un team di ricerca del Dipartimento di Economia aziendale dell’Università Roma Tre, ANP, il Forum delle Associazioni Familiari e AIDR, hanno lanciato una ricerca sulla “Didattica a distanza al tempo del Covid-19”.

Il questionario è stato rivolto a tutto il sistema educativo, con particolare attenzione a docenti e studenti fino al terzo ciclo (università), ma anche alle famiglie, fino al secondo ciclo della scuola secondaria, e ai Dirigenti Scolastici.

Sono state raccolte 4.074 risposte, mediante rilevazione on-line (disponibile qui: https://it.surveymonkey.com/r/8KC8GKK), che resterà aperta fino a fine luglio. Finora hanno partecipato: 351 dirigenti scolastici; 1931 docenti di scuola e università; 557 studenti e 1235 genitori.

I dati fin qui raccolti, quindi, ci permettono di analizzare le strategie che tutto il sistema ha adottato per la gestione dell’emergenza di coronavirus.

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Guardando ai dirigenti scolastici, il tempo trascorso per l’attivazione della didattica a distanza è di circa una settimana (meno di una settimana 39,19%; una settimana 42,49%; solo il 2,56 più di due settimane). Un dato che trova larga convergenza con quanto indicato sia dai docenti che dagli studenti.

Secondo i dirigenti scolastici le difficoltà sono: garanzia di assistenza e supporto educativo a studenti con disabilità (52,05%); aumento del numero di studenti a rischio a causa di scarso rendimento scolastico (45,08); aumento della soglia di assenze e mancata partecipazione da parte degli studenti (38,52%); difficoltà nell’organizzazione complessiva del lavoro e delle attività didattiche a distanza (32,25%).

Inoltre, secondo il 50% dei dirigenti scolastici, le scuole sono state lasciate da sole ad affrontare l’emergenza.
Tra le modalità di didattica a distanza maggiormente diffuse, si registra l’organizzazione di videoconferenze (80,59%); la trasmissione di materiali didattici caricati su piattaforme digitali (79,77%); l’impiego del registro elettronico in tutte le sue funzioni di comunicazione e di supporto alla didattica (58,92%) e l’invio da parte dei docenti di video lezioni registrate (42,86%).

Un dato che mostra la tendenza a trasferire online le consuetudini didattiche adottate in aula, cosa quanto mai pericolosa considerando che gli ambienti di apprendimento on-line determinano dinamiche relazionali, comunicative e collaborative radicalmente diverse, chiamando in causa la necessità di attivare risorse, strategie e competenze nuove. Forse per questo la stragrande maggioranza dei docenti dichiara che la formazione a distanza ha modificato il modo di fare didattica (del tutto 14,70%; molto 29,39%; abbastanza 39,85%).

Gli studenti giudicano nel complesso bene le modalità secondo le quali la scuola ha guidato la transizione verso la didattica a distanza durante il periodo di lockdown (del tutto, 12,86%; molto, 20,71%; abbastanza, 44,29%).

Il 62,14% degli studenti che ha partecipato al questionario afferma che il carico di studio è nettamente aumentato e giudicano complessivamente soddisfacente la relazione a distanza con i docenti (del tutto, 6,90%; molto, 16,09%, abbastanza 49,81%). Inoltre, il 40,96% degli intervistati dichiara di seguire le lezioni on-line dal proprio smartphone.

I genitori che hanno maggiormente partecipato alla ricerca ha figli alle scuole primarie (63,78%); ma anche alla secondaria di primo grado (34,03%), all’infanzia (25%) e alla scuola secondaria (23,10%). L’89% dei rispondenti è donna.

Per alcuni genitori intervistati, la didattica a distanza non è scuola perché la scuola è socialità, sfida, emozione, è lasciare la propria ‘comfort zone’ per misurarsi con i coetanei, dividere la merenda e scambiarsi le matite, fare amicizia tra i banchi, sbagliare, sbagliare di nuovo, imparare. La scuola è sperimentarsi come persone in un contesto accogliente e stimolante. La scuola è inclusione, valorizzazione delle diversità. La scuola è la base della formazione personale, della socialità, è fiorire alla vita che verrà.

La scuola, infatti, non corrisponde a mera trasmissione di contenuti e informazioni, ma a uno spazio di comunità dove attraverso l’incontro con “l'Altro da Me”, prende forma la costruzione del sé collettivo e individuale che conduce la persona, mediante le tappe della sua socializzazione in gran parte trascorsa a scuola, a prendere consapevolezza della propria identità fisica, affettiva, psicologica e sociale.

 

Giovedì 11 giugno 2020, ore 14:30, Tavola Rotonda online: “La scuola che verrà” (scarica la locandina)


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