L'ESISTENZA DELL'EUROPA

Il contributo di Michele Valensise

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Lo scatto che manca all'unione

di Michele Valensise

Oltre al dolore per le migliaia di vittime e agli incalcolabi­li effetti della recessione economica, il coronavirus rischia di lasciare dietro di sé un'Europa in macerie. Una buona notizia per chi persegue quell'obiettivo, più o meno dichiaratamente; una  pro­spettiva allarmante per quanti cre­dono che, pur tra debolezze e ritar­di, il progetto europeo sia essen­ziale, nell'interesse dei Paesi mem­bri e dell'Unione.

E' naturale che nell'attuale con­giuntura le attese siano rivolte a Bruxelles, per un approccio comu­ne alla sfida epocale in corso e per misure rapide ed efficaci.

L'Europa ne sta prendendo consape­volezza, ma troppo lentamente e con molte incertezze. La video-con­ferenze dei leader Ue di martedì po­meriggio ha prodotto qualche inte­sa,  per il controllo delle frontiere esterne dell'Unione,il mantenimento della liber­tà di circolazione intra-Ue delle merci, l'urgente approvvigionamento congiunto di mascherine e respiratori. Tuttavia, l'esito della riunione è stato di ordinaria amministrazione. E'mancato, nono­stante i tempi eccezionali che viviamo, un colpo d'ala capace di far sentire l'Europa vicina e parte­cipe. Alle critiche degli euro-scettici e dei dubbio­si di complemento si affianca la delusione di chi, consapevole del potenziale dell'Ue, deve ricono­scerne la modestia dei risultati.

L'Italia ha fatto la sua parte con impegno. Ha portato l'esperienza di giornate durissime, deci­sioni rigorose, medici e infermieri in prima linea. Non è poco. A questo punto però è fondamentale che l'Europa risponda in concreto e rapidamente alla richiesta di solidarietà. Giuseppe Conte ha op­portunamente insistito sulla necessità di titoli eu­ropei "coronavirus" e di garanzie a sostegno delle economie dei Paesi Ue più colpiti. Oltre alla Com­missione, sulla stessa  linea si è espressa  solo la Francia, che pure qualcuno da noi accusa di oscure trame ai danni  dell'Italia. Tiepida e iperpru­dente Angela Merkel, mentre altri rigoristi respin­gevano l'idea senza troppi convenevoli. La strada è in salita.

Senonché resta l'urgenza di provvedimenti, con le opportune modalità tecniche, che l'Europa non deve procrastinare. Dieci anni fa le tergiver­sazioni e le pastoie decisionali dell'Ue nell'inter­vento di stabilizzazione finanziaria in Grecia fece­ro lievitare enormemente per tutti il costo del risa­namento. Occorre evitare l'errore di allora, tanto più che oggi le dimensioni della crisi fanno paura e impongono di ristabilire quanto prima la fidu­cia negli e tra gli Stati oltre che sui mercati.

Non bastano procedure e strumenti ordinari. Ci vorrebbero gesti decisi, di forte empatia. Nel 1970 a Varsavia, senza curarsi della contrarietà anche di alcuni amici, Willy Brandt cadde in gi­nocchio in silenzio davanti al monumento alle vit­time del nazismo. Oggi in Europa nessun leader è in grado di emularlo con un messaggio così contundente e convincente. Né Macron isolato anche se evoca "la guerra" alla pandemia, né Mer­kel prigioniera dei tatticismi e refrattaria a scatti di audacia anche  se vicina al tramonto, né altri miopi e svogliati. Eppure dovrebbero sapere che per l'Ue questa è forse l'ultima possibilità per ri­sorgere, con consapevolezza e lungimiranza, nell'interesse comune.

(da La Stampa, 19 marzo 2020)

 


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