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181. La comunicazione  
Quando 18 - 19 maggio 2024 Dove Università degli Studi LINK Orario - Interverrà il Presidente del Corso TFA prof. Riccardo Mancini Coordinatori/Moderatori: Manuela Giovannercole e Vincenzo Marsicovetere 18 maggio 2024 SESSIONE MATTINA La comunicazione nella sclerosi tuberosa e nel disturbo dello spettro autistico Daniela Di Santo Il Linguaggio del corpo come modalità comunicativo espressiva Federico M. Franzè Nuove tecnologie didattiche per l’inclusione: Metaverso e Neuroscienze per la valutazione della sua efficacia Myriam Caratù Il ruolo della comunicazione in mediazione: un punto di vista filosofico Valeria Di Giovannandrea Il PAS “Programma di Arricchimento Strumentale”. Metodo di potenziamento cognitivo di Reuven Feuerstein  Valentina Vinceni SESSIONE POMERIGGIO Comunicazione: insegnare i mand/richieste ai soggetti non vocali. Dall’assessment comunicativo alla comunicazione per soggetti con Disturbo dello Spettro Autistico Dario Rizzo Spezzare il silenzio: anoressia, comunicazione e guarigione Fonderico/Gattuso/Gazzerro/Gega 19 maggio 2024 SESSIONE MATTINA Comunicazione aumentativa alternativa e autismo e la letto-scrittura come apprendimento, come l’attività motoria favorisce lo sviluppo della scrittura e quello della comunicazione Irene Credentino, Vincenza Caiazzo, Cristian Vincenzo Amoriello Percorsi di cittadinanza e legalità: bullismo e cyberbullismo quali ostacoli ad una comunicazione efficace ed inclusiva Maria Pia Zaccaria Il colloquio motivazionale: principi e abilità per docenti Giuseppe Leone ComuniCARE - Una cassetta degli attrezzi Luigi Magliocca  Abilità fino motorie per la comunicazione efficace Federica Ragno  La musica: da linguaggio universale a linguaggio inclusivo Jessica Paciolla SESSIONE POMERIGGIO “Il mio caro amico Smartphone”: l’uso funzionale e disfunzionale nel contesto scolastico e la sua importanza nelle disabilità M. Cristina Musarra, T. Silvia Treccani La scrittura creativa nei disturbi del Neurosviluppo Lucia Gilli “Diversamente Felici” Federico e Oreste De Rosa  Per informazioni: segreteria.tfa@unilink.it Scarica la locandina  
182. Eurilink University press  
Eurilink University Press, nata nel 2006, è la casa editrice dell’Università degli Studi “Link Campus”, Università italiana non statale legalmente riconosciuta, con forte vocazione internazionale. Mission della casa editrice è quella di creare un’azione di “ponte” culturale tra il lettore e la società globale, l’università e il mondo del lavoro, i cittadini e le Istituzioni, proponendo pubblicazioni di elevato spessore, umano e culturale, con contenuti chiari e approfonditi, in grado di affrontare tutte le tematiche emergenti del nostro tempo e le prospettive dibattute a livello internazionale. Eurilink pubblica in lingua italiana e in lingua inglese utilizzando anche lo strumento di diffusione informatica. Le linee guida editoriali sono individuate da Comitati Scientifici e dalle Direzioni Editoriali delle diverse collane. Le pubblicazioni dedicate alla Formazione Universitaria e alla Ricerca Scientifica, sono sottoposte a sistema di peer review. L’offerta editoriale si articola in 5 grandi aree, alle quali afferiscono 19 differenti collane, e comprende Riviste, Annali, Quaderni e Coedizioni: A. ACCADEMIA: COLLANE CON FOCUS UNIVERSITARIO Studi e dialoghi giuridici: norma e diritto vivente. Ambito Privatistico (Critical Studies in Private Law) e Ambito Pubblicistico, Comunitario e Internazionale (Critical Studies in Public Law, Community and International field). Collana specialistica di riferimento del Corso di Laurea a ciclo unico di Giurisprudenza Studi politici, economici, diplomatici e internazionali: analisi dei processi di globalizzazione dei fenomeni politici e delle relazioni tra i Paesi; collana di riferimento dell’omonimo Corso di Laurea e di Laurea Magistrale Studi di comunicazione digitale: innovazioni nei mezzi di comunicazione e pubblicità; collana di riferimento dell’omonimo Corso di Laurea e di Laurea Magistrale Studi di management, finanza e fiscalità dell’impresa: analisi e metodologie; collana di riferimento dell’omonimo Corso di Laurea e di Laurea Magistrale Campus: collana che riflette il dibattito culturale e scientifico dell’Università e della Fondazione, oltre che le attività di formazione professionale, universitaria e post universitaria e i risultati delle attività di ricerca (Handbook, Conference proceedings, Ricerca) Alumnia: pubblicazioni dei laureati che hanno ottenuto la dichiarazione di “dignità di stampa” da parte delle relative Commissioni di Laurea I codici: raccolta di norme per le varie aree del diritto, italiano e internazionale B. ATTUALITÀ INTERNA E INTERNAZIONALE Tempi Moderni: attualità politica, economica e sociale - italiana e internazionale Ricostruzione: analisi storica della strategia di ricostruzione morale e civile dell’Italia del dopoguerra Eurinstant: temi emergenti rappresentati con dati e informazioni per una lettura veloce La Critica: analisi e interpretazione dei fenomeni culturali e sociali del nostro tempo I Saggi: approfondimenti monografici nelle diverse discipline C. STORIA Tracce: ritratti e biografie, racconti e percorsi di vita Historia: studi storici, in grado di fornire contributi, anche inediti, alla comprensione di fatti e di relazioni che costituiscono le radici storiche della nostra civiltà D. ARTE E CULTURA Arti e Tradizioni: manifestazioni dell’arte e rappresentazione delle tradizioni delle regioni d’Italia Ambiente Urbano e Territorio: analisi, studi e progetti Benessere e Salute: teoria, ricerca e percorsi operativi Link: pubblicazioni con specifica attenzione alla lingua e alla cultura di paesi emergenti E. ISTITUZIONI Pubblicazioni di servizio: per Enti o Istituzioni varie, interne e internazionali All’offerta editoriale pubblicata nelle diverse collane si aggiungono: 1. RIVISTE Quaderni di Comunità - Persone, Educazione e Welfare nella società 5.0, sullo studio e la comprensione della complessità culturale, sociale, organizzativa ed educativa del nostro tempo (print and on line) Translation. A transdisciplinary journal that collects and represents the ways in which translation, a fundamental element of culture transforms our contemporary world (print and on line) 2. COEDIZIONI Pubblicazioni in collaborazione con altre case editrici - non italiane - finalizzate a una più estesa divulgazione anche all’estero 3. ANNALI Annali del CERSIG (Centro di Ricerca sulle Scienze Giuridiche) Annali del DISEC (Centro di Ricerca “Dinamica dei Sistemi Economici Complessi”) Annali dell’Università degli Studi “Link Campus University” 4. QUADERNI Quaderni di ricerche ermeneutiche Catalogo 2023  
183. Danila Scarozza  
Professore Associato Coordinatrice del Corso di laurea in Gestione aziendale - Global management (L-18) Università degli studi Link Campus University - Roma d.scarozza@unilink.it Course Catalogue ORCID: https://orcid.org/0000-0001-9149-3522 Danila Scarozza è Professore Associato di Organizzazione Aziendale presso l’Università degli studi Link dove attualmente insegna Business Organization, Organizzazione Aziendale e Human Resource Management. È anche Vice-Presidente del CUG “Comitato unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni” e membro del Comitato Operativo, nell’ambito del Gruppo di Lavoro istituito per la redazione del Gender Equality Plan (GEP). Nel 2023 ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di Professore di I Fascia per il Settore Concorsuale 13/B3 – Organizzazione Aziendale (settore scientifico disciplinare SECS-P/10). Ha conseguito – presso l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata” - sia il Dottorato di ricerca in “Economia e gestione delle aziende e delle amministrazioni pubbliche”, sia il master in “Innovazione e Management nelle amministrazioni pubbliche”. Ha svolto attività di ricerca presso diversi Atenei italiani e le sue principali aree di pubblicazione e ricerca sono: il perfomance management, la gestione delle risorse umane, gli impatti delle tecnologie sull’organizzazione e sul lavoro, la public service motivation, il blended learning, l’organizzazione e il change management delle organizzazioni pubbliche. È autrice di diverse pubblicazioni, anche su riviste scientifiche internazionali, tra le quali: Journal of Management and Governance, Public Money and Management, International Journal of Public Administration, Mecosan, International Studies of Management and Organization, International Journal of Educational Management. Ha svolto attività di docenza anche per altri istituti e Enti pubblici, tra cui la Scuola Nazionale dell’Amministrazione (per cui è stata docente temporaneo nel 2019 per lo svolgimento di attività formative nell’ambito del progetto “Assessment e Development Center per le pubbliche amminstrazioni”), la Scuola Superiore di Polizia, l’ICE (Istituto Nazionale per il Commercio Estero) e per la Scuola di Polizia Economica Finanziaria della Guardia di Finanze. È stata membro del gruppo di lavoro istituito presso il Formez PA in collaborazione con il Dipartimento della Funzione Pubblica nell’ambito del progetto “Partecipazione di cittadini ed utenti al processo di misurazione della performance organizzativa e valorizzazione della performance individuale come strumento di gestione delle risorse umane”. Svolge anche attività di assistenza tecnica presso organizzazioni pubbliche e private in materia di Organizzazione Aziendale, Risorse Umane e Performance Management. Curriculum Vitae ORARI DI RICEVIMENTO La docente è disponibile per il ricevimento studenti al termine delle lezioni. E' possibile, in ogni caso, concordare appuntamenti previo invio di email.  
184. Il Rettore Carlo Alberto Giusti intervistato per la CGTN - China Global Television Network  
19 MARZO 2021 19 MARZO 2021 Il Magnifico Rettore Carlo Alberto Giusti, oggi è stato intervistato per la CGTN - China Global Television Network sulla questione dell'eliminazione della povertà in Cina e in particolare sulla possibilità di esportare il modello cinese sul mondo occidentale. La Cina ha messo in campo 1.600 miliardi di yuan, circa 200 miliardi di euro, nella campagna contro la povertà iniziata con il 18esimo congresso del Partito Comunista Cinese, che si è tenuto nel novembre del 2012. Secondo le dichiarazioni ufficiali, oltre 10 milioni di persone all’anno, da quel momento, sono uscite da uno stato di povertà estrema, per un totale di quasi 99 milioni di cittadini cinesi. Il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato "la vittoria completa" nello sforzo della Cina per sradicare la povertà rurale. La comunità internazionale plaude l'apporto che la Cina ha dato in termini fattuali all'eradicazione della povertà assoluta, ma resta l'enorme questione della povertà relativa. La sfida ora riguarda l'abbattimento delle disuguaglianze, della forbice tra la povertà relativa e le grandi ricchezze resa ancor più estrema dalla pandemia globale. LOTTA ALLA POVERTÀ. Il servizio di China Media Group.  
185. #VITEDIGITALI. Il 5 maggio si parla di relazioni al tempo del Covid in #PROTEOBRAINS2020  
Quando 05 Maggio 2020 Dove Diretta Facebook – Piattaforma Google Meet Orario ore 16:00 Sulla Pagina Facebook dell’Osservatorio Generazione Proteo, il 5 maggio alle ore 16.00, sarà trasmesso in diretta Facebook il quinto dei digital talk di #ProteoBrains2020. Partendo dai risultati dell’8° Rapporto di ricerca, che in queste settimane ha visto coinvolte migliaia di studenti, il tavolo affronta il tema delle #VITEDIGITALI dei giovani italiani, proponendosi di indagarne dinamiche e opportunità, così come devianze e rischi. Nell’era della networked society, in cui tutti noi viviamo uno stato di “connessione permanente”, in che modo il digitale sta rimodellando la nostra vita quotidiana? Quanto siamo dipendenti dai nostri smartphone? E quanto invece gli smartphone assurgono a emblema della nostra libertà? Per non dire dei social network, ovviamente, ormai elementi imprescindibili e parti integranti delle nostre vite digitali. Ma, può un social network “diventare vecchio” o, come sembrerebbe accadere a Facebook, essere considerato “per vecchi” dai più giovani? Cosa spinge tanti giovani a esplorare nuovi spazi digitali, come per esempio quelli offerti da Tik Tok? E come cambia il modo di comunicare per cittadini, Istituzioni e imprese nella networked society? Quanto conta l’ironia e, ancor più, l’auto-ironia? Come da format, a guidare gli studenti delle scuole superiori in questo confronto ci saranno tre docenti della Link Campus University. Toccherà in particolare a NICOLA FERRIGNI, professore associato di Sociologia generale e direttore dell’Osservatorio “Generazione Proteo”, introdurre i lavori del tavolo presentando i risultati dell’8° Rapporto di ricerca, che saranno poi discussi e commentati con LORENZA PARISI, professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, e con MARCO NADDEO, avvocato e docente di Diritto penale. Con loro, a discutere di questi temi ci saranno il giornalista CLAUDIO VELARDI, il digital strategist RICCARDO PIRRONE, la campionessa mondiale ed europea di nuoto SIMONA QUADARELLA e GIANNI NAGNI, direttore generale di Aquaniene. Maggiori informazioni sul sito dell’Osservatorio Proteo: https://osservatorioproteo.unilink.it/proteobrains2020-stilidivita/  
186. Presentata la piattaforma di Citizens' Platform on Climate Change and a Sustainable World  
24 Giugno 2020 Lunedì 22 giugno, durante l'ultimo appuntamento della serie “Climate Change Disinformation Webinars: Beyond Confusion Inspiring Action. What world could we build post Covid19” è stata presentata la piattaforma di Citizens' Platform on Climate Change and a Sustainable World che affronta il tema del cambiamento climatico, mettendo al centro i cittadini e condividendo con loro le azioni virtuose per un mondo sostenibile. La piattaforma, raggiungibile all'indirizzo www.citiplat.org, è un progetto in continuo divenire, aperto alla collaborazione con le comunità, scientifiche e non, interessate a costruire un comune strumento per creare un'informazione attendibile e affidabile sull'emergenza climatica e ambientale. La Link Campus University è co-partner dell'iniziativa e attraverso il suo centro di ricerca DASIC (Digital Administration and Social Innovation Center) collabora alla progettazione della piattaforma, con particolare riferimento alle attività di Interaction Design. Il progetto è sviluppato da IPS Academy e sostenuto dall’Agenzia delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO). Maggiori informazioni sulla pagina Facebook (https://www.facebook.com/citiplat/) e sul profilo Twitter (https://twitter.com/citizplat) di Citizens' Platform on Climate Change and a Sustainable World. Tutti i video della serie di webinar sono disponibili e consultabili sulla pagina YouTube (https://www.youtube.com/channel/UC0emgO7JKvbRsJ2KLITOY6Q).  
187. L'ESISTENZA DELL'EUROPA - Il contributo di Massimo Cacciari  
16 MARZO 2020 Ricordando oggi il lontano giorno in cui tutta l’Italia fu dichiarata “zona rossa” e miriadi di confini dividevano o cercavano di dividere comuni, provincie, regioni, anzi: una casa dall’altra, sembra incredibile misurare il cammino percorso. A molti  quella grande crisi sanitaria apparve come il sigillo di un processo di irreversibile decadenza delle istituzioni nostre ed europee, il simbolo della loro inettitudine a governare quel generale “mutamento di stato” che la nostra epoca rappresenta. E invece fu quel toccare il fondo da cui rimbalzò volontà politica, grande Politica. I giovani nati dopo quella data non possono immaginare la vera e propria “conversione” che la crisi produsse nell’intera classe dirigente del Paese, dalle forze politiche a tutte le organizzazioni di categoria. Mai, certo, il male è provvido, ma quello risvegliò intelligenze, fece comprendere i disastri del precedente trentennio, ne iniziò la sistematica cura. I primi segni della nuova fase, d’altronde, si potevano cogliere già nella gestione dell’emergenza stessa. Sotto il profilo medico-sanitario non vi era altra scelta, infatti, che seguire le indicazioni delle autorità scientifiche, del Consiglio superiore della sanità. Ma il Governo non si limitò affatto a questo né a stanziare confusamente qualche risorsa a fronte della scontata catastrofe per vitali settori della nostra economia. No, grazie anche a un’approfondita concertazione con le stesse opposizioni, il governo indicò le priorità di intervento, criteri e modalità di erogazione. Dimostrò subito di comprendere benissimo come non ci si ammali soltanto di corona virus, ma anche, e forse son mali di più lunga durata, e facilmente somatizzabili, di crescita ulteriore della disoccupazione, di precarietà dilagante, di smarrimento di ogni fiducia. Perciò si rivolse ai settori più colpiti dalla crisi (e fondamentali per l’economia del Paese), garantendo anzitutto ai lavoratori ogni forma di tutela (cassa integrazione o altro), e promettendo alle imprese una precisa riformulazione complessiva dei loro obblighi fiscali. Non solo, il Governo disegnò già durante i giorni in cui sembrava che l’unico imperativo categorico fosse “io sto a casa” (“padroni a casa propria” finalmente, scherzava qualcuno) le linee per affrontare le eccezionali difficoltà economico-finanziarie in cui ci si sarebbe trovati a “liberazione” avvenuta. I conti erano presto fatti e vennero esposti con chiarezza ai cittadini: erano in ballo centinaia di miliardi del PIL (solo turismo, con annessi e connessi, valeva il 13%); altro che qualche miliardo in più di deficit; occorreva finalmente porre mano a riforme strutturali della spesa. Vennero cosi richiamati in servizio i Cottarelli, i Cassese, ed altre voci prima sistematicamente ignorate. Si indicarono i colossali risparmi ottenibili da una radicale spending review collegata a una autentica riforma anti-burocratica e federalistica del nostro Stato. Si ammisero francamente i ritardi, gli errori, le impotenze dei governi passati. E soprattutto si dichiarò solennemente che i costi della piccola guerra non sarebbero stati “spalmati” sui cittadini, tantomeno su quel 50% di essi che paga regolarmente e in toto le tasse. Finalmente la lotta all’evasione non sarebbe rimasta il solito ritornello. Tutto questo rassicurò, rincuorò, fece intendere che dalla crisi nascevano volontà e progetti nuovi. Mentre medici, infermieri, protezione civile lottavano nel loro campo con tutti i mezzi a disposizione, malgrado i tagli susseguitisi per tutto il precedente trentennio e le disuguaglianze immense tra le strutture sanitarie delle diverse regioni, il ceto politico compiva cosi il proprio dovere, anche girando Europa e mondo per difendere l’immagine del nostro Paese e combattere lo sciacallismo di “amici” concorrenti. I risultati di tutte queste iniziative e decisioni venivano illustrati ogni sera dopo i bollettini medici. Il buon giorno si vide cosi fin dal mattino, anzi: dal buio della notte. Il nostro Governo, forte di quella dolorosissima esperienza, si battè in ogni sede perché una nuova cultura politica si affermasse, coerente con il mondo globale in cui, ci piaccia o no, dobbiamo vivere. L’emergenza corona-virus non era “logicamente”diversa da tante altre che tormentavano quell’epoca fortunatamente passata. Nessuna crisi poteva restare locale. Si trattasse di finanza, di movimenti migratori, di ambiente, di malattie. Nessun muro ci difende dal dilagare del contagio. Se non quello che sappiamo costruire attraverso la cooperazione, l’intesa tra Stati, la definizione di regole e norme internazionali che si incardino nel diritto positivo di ciascuno. E ciò vale per ogni materia. La crisi sanitaria mise a nudo la necessità di questo salto. È vero che la sua natura, come quella dei terremoti, sembra trascendere ogni potenza politica, ma non è cosi. Il caso trascende soltanto una politica che non sia capacità di analisi e di previsione. Ma su tutte le grandi questioni noi abbiamo la capacità di prevedere e dunque prevenire. Una politica che insegue l’emergenza non poteva essere all’altezza dell’epoca. Per il semplice fatto che  l’emergenza in essa si fa fisiologica e cessa perciò di essere tale. Scoprimmo allora che era necessaria una cultura politica in grado di prevenire, come la buona medicina, pronta, cioè, ad affrontare quello che una volta sarebbe sembrato mero accidente. Ma per saper prevenire occorre sapere; le forze politiche divennero coscienti di ciò, si riorganizzarono in tal senso; interiorizzarono, per cosi dire, specialismi e competenze; moltiplicarono sforzi e risorse per la formazione di ceti amministrativi, burocratici, tecnici in grado di convivere con la “rivoluzione permanente” del nostro tempo. Ciò che vent’anni fa sembrava si potesse soltanto sperare contro ogni speranza, nel corso di questa generazione si è quasi realizzato. Le nostre forze politiche hanno saputo far leva su quella crisi sanitaria per iniziare insieme la fase costituente che avevano ignobilmente mancato trent’anni prima, alla caduta del Muro. Per questo celebriamo oggi l’anniversario del 10 marzo 2020. (articolo pubblicato su L’Espresso del 15 marzo 2020) Torna all'Appello  
188. L'ESISTENZA DELL'EUROPA - Il contributo di Piergiorgio Valente e Luca Bagetto  
17 MARZO 2020 Quale Europa uscirà dal Coronavirus? di Piergiorgio Valente e Luca Bagetto Col sangue di generazioni in persistente lotta si è trovato un ordine in Europa, nell’assetto di Stati nazionali. La spada ne ha disegnato i confini, fucili e cannoni li hanno resi mobili, ferro e fuoco li hanno forgiato. Ma - cauterizzati i mostri dello spirito - solo le macerie del 2^ conflitto mondiale rappresentano il vero catalizzatore per la “ricostruzione della famiglia dei popoli europei” (secondo la feconda espressione di Winston Churchill nel discorso di Zurigo, 19.9.1946) mediante l’integrazione a carattere regionale che chiamiamo l’Europa. Verticalità e sovranità La verticalità dell’ordinamento sovra-nazionale si fonda sulla capacità di aprirsi a un nuovo inizio. Essa avverte,con l’emergenza epidemiologica del Coronavirus,una frattura, una crepa, una faglia, e non più pienezza di una identità. L’identità europea sembra raccogliersi oggi intorno all’interruzione della normalità e della sua rassicurante ripetizione. E allora? L’apertura al nuovo cui siamo costretti ospita in sé grande forza, unita ad altrettanta debolezza. La forza è quella della fiducia e della tenacia che accompagnano la meta che si insegue. La debolezza riguarda quella specifica vulnerabilità che appartiene a ogni inizio, quando ci si trova di fronte a una pagina bianca. Mancano i riferimenti, il sostegno di una continuità pregressa, la capacità di procedere speditamente. In questo orizzonte disorientato, la potestasdirectadell’Europa, cioè la sua capacità di decisione esecutiva, non può essere a tutto tondo. L’Europa deve cercare la sua potenza attuativa chiamando a raccolta la percezione di ogni Stato e di ciascuna istituzione circa la criticità del momento. Solo in un orizzonte allarmato si dà infatti sensibilità per il nuovo, e apertura alla decisione che interrompe la continuità. Percepire l’allarme per una difficilecomune sfida dischiuderà forse lo spazio politico di un’Europa che sa decidere. Un pericolo condiviso può fondare una sovranità effettivamente condivisa, sotto il segno dell’interruzione della normalità della legge. Le differenti potestatesindirectaedegli Stati e delle istituzioni europee costruiranno la decisione politica europea avvalendosi del venir meno, nel momento della crisi e del pericolo, della tradizionale linearità della storia e delle sue catene di comando? Pensiamo di sì. La sensibilità per il pericolo e per la vita nuova costituisce quella forza unita alla debolezza che l’Europa di questi tempi fraintende e capovolge. La forza sta nella nozione di un potere inteso come la capacità di far nascere qualcosa di nuovo, laddove l’Europa equivoca la forza nei termini di un potere inteso come pura imposizione, o come neutralizzazione formalistica. Solidarietà e integrazione Ora, la solidarietà nell’anima comunitaria impone di (ri)formulare in modo nuovo e creativo le identità territoriali, da re-interpretare in chiave non esclusiva né escludente. Si dovrebbe quindi rimanere fedeli all’apertura dell’oikos per stare in modo emancipativo dentro la globalizzazione. Ciò richiede: l’assunzione dei conflitti nell’ordine politico della serietà del reale e la loro rimozione dall’ordine della morale; la negazione del rigorismo sacrificale della ricerca costante del colpevole; il venir meno di quell’ossessione smascherante che eleva ogni problema locale a sintomo della Spectre malvagia degli arconti di questo mondo. Di più. Bisognerebbe saper pensare l’economia come un sistema di promesse che trasforma la dipendenza reciproca in una garanzia generale: tra cittadini-contribuenti di uno Stato membro con cittadini-contribuenti di un altro Stato membro; tra Stati membri diversi della stessa Unione. Obiettivo auspicabile sarebbe quello di trasformare il latente conflitto di sovranità in sforzo di cooperazione, in quanto i singoli interessi nazionali possono essere più efficacemente perseguiti in un contesto comunitario. Solo attraverso l’apertura di un vuoto al centro di ciascun ordinamento, si apre la possibilità di una sovranità sovranazionale, alla quale i singoli Stati non si sottomettono, ma si riferiscono. Il processo di integrazione comunitaria rappresenterebbe così un punto di riferimento fondamentale per la cooperazione a livello globale. E nel giusto equilibrio tra coordinamento sovranazionale e competizione internazionale, l’Europa riscoprirebbe l’anima solidale dei nostri Padri, risorti savi dall’orrido abisso del conflitto mondiale... Torna all'Appello  
189. Michele Pigliucci  
Professore Associato Università degli studi Link Campus University - Roma m.pigliucci@unilink.it Course Catalogue ORCID: https://orcid.org/0000-0001-8098-6487 Michele Pigliucci è Professore associato di Geografia economica e politica (M-GGR/02) presso la Link Campus University, dove è anche membro del Presidio di Qualità dell’Ateneo. Dal settembre 2023 è Delegato del Rettore per i rapporti europei e le politiche territoriali e dei beni culturali. Dal gennaio 2024 è nominato come esperto all'interno della "Struttura di missione ZES" dal Ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e per il PNRR. Nel 2014 ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Cultura e Territorio presso l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, dove è stato titolare di 5 assegni di ricerca e Docente a contratto di “Cartografia GIS-STeMA” e “Economics and European Territorial Planning”. È stato Docente a contratto di “Geografia del Turismo” presso l’Università di Sassari, e ha avuto la titolarità di diversi insegnamenti presso l’Università telematica eCampus. È risultato vincitore di una selezione a livello europeo per attività di ricerca nel campo della Geografia economica e ha partecipato a numerosi progetti nazionali (PRIN, DTC Lazio) ed europei (ESPON, Europa per i cittadini, Erasmus +, ENPI CBC MED) dove ha ricoperto anche ruoli di responsabilità. È autore di monografie e articoli scientifici sui temi della geopolitica (con particolare attenzione all’area europea, ai Balcani e al mondo slavo), della coesione territoriale, delle politiche di sviluppo regionale, con particolare riferimento al sistema portuale italiano e al Mezzogiorno, e della storia del pensiero geografico. Collabora con la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, di cui è stato Direttore dal 2018 al 2020. È componente del Comitato di Redazione degli “Annali della Fondazione Ugo Spirito”, rivista scientifica di Area 11. Nel 2020 ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale a professore di seconda fascia nel settore 11/B1 – Geografia. Curriculum Vitae ORARI DI RICEVIMENTO Il docente è disponibile per il ricevimento studenti al termine delle lezioni. E' possibile, in ogni caso, concordare appuntamenti previo invio di email.  
190. L'ESISTENZA DELL'EUROPA - Il contributo di Alessandro Figus  
19 MARZO 2020 Unione europea, solo un club? di Alessandro Figus Che cos’è l’Unione Europea? Quali sono le sue prospettive? Intorno a queste domande naturali si possono articolare una pluralità di strade, si potrebbe rispondere che l'Unione Europea è oggi un gruppo di 28  Paesi i cui singoli governi nazionali operano insieme e che, dopo la Brexit, è sceso a 27. Per il futuro, è inutile fare previsioni. Qualcuno sostiene che l’Europa sia da vedersi come un “club” di Paesi che sono d’accordo a seguire determinate regole al fine dell’ottenimento di definiti benefici e che per far parte del club si debba pagare una tassa di iscrizione, cioè pagare delle tasse. L’incasso delle quote serve a regolamentare la vita dei membri del club, che non sono gli Stati, ma i cittadini europei, ma essere parte dell’Unione europea rafforza il potere mondiale di tutti loro sia dal punto di vista economico, finanziario nonché politico. Ma davvero l’Unione Europea è un club? Mi sembra semplicistico parlare in tali termini dell’Europa, eppure talvolta appare come tale, quando non si comprende cioè che la sfida per gli anni futuri non è quella del rafforzamento della sua struttura o quella che continuiamo a chiamare la strada verso l’integrazione europea, ma il consolidamento dell’idea di Europa - nazione. Per fare questo non vedo altra via che lasciare il percorso che identifica l’Europa come la somma dei 27 Stati membri per imboccare, attraverso le riforme nuove, politiche comunitarie imprescindibili per coinvolgere i cittadini in una polis europea realmente transnazionale fondata sui valori della solidarietà, della democrazia, dell’uguaglianza e, soprattutto, del rispetto dei diritti umani e politici. Il problema della partecipazione politica resta al centro dell’attenzione; gli sforzi del Parlamento europeo e della Commissione per organizzare delle vere campagne elettorali europee, fino ad oggi, non hanno rafforzato la partecipazione degli elettori. È sempre mancata la campagna elettorale comunitaria, incentrata su questioni e programmi comunitari e promossa da partiti europei. Le diverse concezioni politiche sono state poste invece da gruppi e partiti politici nazionali che hanno proposto campagne nazionali concentrate principalmente sui problemi nazionali e non su problemi transnazionali europei. Nei prossimi anni questa è la sfida che il Parlamento europeo dovrà affrontare; intorno alla partecipazione dovranno ruotare le campagne di sensibilizzazione dei cittadini e di informazione per far conoscere effettivamente il ruolo istituzionale dell’Europa;  sul piano politico il livello europeo dovrà completamente sostituirsi al livello nazionale con candidati e relative campagne elettorali inquadrate sui temi dell’Europa. Superare i regionalismi a favore di una politica europea deve diventare una priorità trasmettendo nei cittadini nuovi interessi, evidenziando la necessità di una individuazione in un voto europeo. Superare il processo culturale che si fonda sulla peculiarità di identificarsi nel territorio non vuol dire dimenticare i caratteri etnici, linguistici e storici, cioè culturali di quel popolo su quel territorio coincidente con un determinato Stato nazionale, ma significa piuttosto superare i soli obiettivi regionalistici e quindi nazionalistici per approdare ad una Unione europea che tenga conto di tutti i fattori regionalistici e che, sulla via della sua integrazione, si trasformi a pieno titolo nell’Europa delle regioni. Questo è l’unico progetto politico realizzabile concretamente in tempi brevi e che si contrappone ancor oggi all’ “Europa delle Patrie” di De Gaulle e all’ “Europa degli Stati” che, ancora recentemente, si è riproposta all’attenzione dell’opinione pubblica europea; sono strade, queste ultime, oggi poco perseguibili, soprattutto per quella punta di utopia che non può contraddistinguere la “pragmaticità” operativa di una Europa che non ha tempo di credere in ideali di fatto irrealizzabili. Sul piano politico, e del rafforzamento in genere del suo sistema, si ha come conseguenza l’esigenza della nascita di un nuovo sistema elettorale comunitario con partiti che si propongono al solo livello europeo, con liste di candidati europei scelti sulla base della legittimità democratica e che si confrontino in un dibattito politico che affronti le differenti questioni europee. L’Unione europea non può più essere la sola somma dei partiti e candidati nazionali, lo spazio geografico dovrà coincidere con lo spazio politico. Solo così l’Unione Europea diverrà un vero attore a livello mondiale concretizzandosi l’effettiva integrazione europea. Ecco perché durante la nuova legislatura, il Parlamento dovrà occuparsi anche di questo, tentando di elaborare le riforme del sistema elettorale del Parlamento europeo. Auspico fortemente che ci si preoccupi di elaborare un nuovo sistema elettorale per le prossime elezioni europee. Non si può certo dimenticare che l’Unione Europea è stata concepita dai membri fondatori come un ente ad attuazione progressiva, cioè una comunità organizzata specificatamente nel settore economico, che fosse in grado di realizzare a mano a mano una concreta unione tra popoli europei, al fine di raggiungere il miglioramento non soltanto economico, ma anche sociale e politico. In questo contesto si inquadra il sistema elettorale che deve avere uniformità, senza trascurare i valori essenziali della vita politica degli Stati membri, al fine di difendere la rappresentatività del Parlamento dai calcoli politici all’interno di esso. Il cambiamento della legge elettorale presuppone comunque anche un adeguamento istituzionale del l’Assemblea che andrebbe vista non più come soggetto composto di rappresentati dei popoli degli Stati riuniti nella Comunità, ma piuttosto come Parlamento della nazione-Europa, formata dai rappresentanti dei cittadini europei, espressione dunque del popolo europeo. In Europa in cui crescono le identità regionali e dove sono ancora forti gli aspetti nazionalistici, l’identità europea resta purtroppo ancora debole, molto più debole di tutte le identità nazionali dei cittadini europei. È proprio grazie ai regionalismi che si rafforzano le identità regionali all’interno dei singoli Stati nazionali rafforzando l’Europa federale. Partendo da queste condizioni ambientali la riforma federalista dell’Unione europea si concretizza e fornisce la ricetta per raggiungere l’identità europea, pur mantenendo - nell’ambito di una struttura evidentemente sovranazionale - tradizioni e identità culturali legate al territorio. Penso, come esempio, alla realizzazione di infrastrutture vitali come il quinto corridoio europeo Lione-Torino-Trieste-Kiev, simbolo di un’Europa trans europea, di un’Europa delle regioni che pensa allo sviluppo locale guardando a comuni macro strategie. Appare evidente, in conclusione, che la costruzione di un Parlamento concretamente europeo passa attraverso la crescita di poteri e che non vi potrà essere trasferimento di sovranità se si dovesse eludere il principio democratico basato sui valori della solidarietà, della democrazia, dell’uguaglianza e del rispetto dei diritti umani, giuridicamente correlati al consolidarsi dei suoi poteri, luogo di equilibri istituzionali. Alessandro FIGUS Cattedra di Diritto dell’Unione Europea, Link Campus University Pro Rettore per la relazioni Internazionali e la Integrazione europea dell’Istituto Internazionale di Management, Moldova Pro Rettore all’Internazionalizzazione della Università di Stato del Nord Kazakhstan Torna all'Appello  
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